Le Madonne dellAmiata

...A proposito di arte ...

 

Le Madonne dell’Amiata

 

Tre tavole di notevole valore artistico dipinte per le nostre chiese

 

Il territorio amiatino ne custodisce diversi esempi e, per chi ama l'arte, c'è veramente da sbizzarrirsi e da rimanere veramente imbarazzati nella scelta. Il predominio dell'oro dello sfondo, i colori vivaci, rendono ancora più preziose le opere agli occhi anche di chi non è particolarmente informato su cose d'arte che viene, così, attratto e vi si avvicina più facilmente.

Prendiamo ora in considerazione tre tavole sulla stessa tipologia che dall'arte bizantina, per diversi secoli, ha rappresentato un frequente tema iconografico che ha caratterizzato, in maniera determinante, la storia della pittura di soggetto religioso.

Un'opera così realizzata viene chiamata, comunemente, icona, un termine che deriva dal greco eikon = immagine e fa riferimento, nel mondo bizantino, alle opere che a partire dal V secolo ornavano gli altari delle chiese e che tanta fortuna hanno avuto nella cultura figurativa orientale dove l'uso si è protratto, senza sostanziali modifiche, fino al XVIII secolo, nel più assoluto immobilismo creativo.

In Italia, a partire dal XII secolo, si usò anche il termine ancona, con lo stesso significato e con una evoluzione del soggetto veramente straordinaria. "Come si dee incominciare a lavorare in tavola, o vero in ancone". (Il Libro dell'Arte o Trattato della Pittura, Cennino Cennini, CXIII).

Il modello deriva, in particolare, dalla Madre di Dio, detta anche Teotokòs ma indicata comunemente come Madonna col Bambino, di origine orientale, che presenta la Madre nell'atto di sorreggere tra le braccia o in grembo il Figlio. Nel suo sviluppo viene poi raffigurata mentre avvicina la guancia del Bambino alla propria, con molta dolcezza nell’espressione (Glycofusa) e un atteggiamento permeato di grande umanità (Mater Amabilis). Caratteri che si riscontrano in numerose opere rinascimentali nelle quali la Vergine e il Figlio sono rappresentati sempre a mezza figura, da soli o affiancati da altri personaggi come angeli e santi. Si ricordano qui quelle di Scuola Senese: Madonna col Bambino, XV secolo, Benvenuto di Giovanni, Metropolitan Museum di New York, collezione Lehman; Madonna col Bambino, San Girolamo e una santa, Pietro Orioli, XV secolo, Collezione privata, e una serie infinita di opere devozionali sparse nel territorio nazionale tra le quali citiamo esempi di mano di grandi maestri come Giovanni Bellini (Madonna col Bambino, 1460-1461 ca., Milano, Pinacoteca di Brera); Carlo Crivelli (Madonna con Bambino, XV secolo, Bergamo, Accademia Carrara); Raffaello (Madonna col Bambino detta Madonna del Granduca, 1504, Firenze, Galleria Palatina); Leonardo da Vinci (Madonna del Garofano, 1478-1480, Monaco, Alte Pinakothek).

Il Bambino, spesso benedicente, può reggere un oggetto, un animale, un fiore o un frutto: un cartiglio, un foglio arrotolato, un libro, un uccellino, una rosa, un fiore, una mela, una melagrana, un mazzetto di ciliegie, tutti elementi che assumono grande significato simbolico.

Analizziamo qui, insieme, le tre icone amiatine

La Madonna col Bambino.

Arcidosso, Santuario dell'Incoronata

 

E' una tavola rettangolare collocata entro una cornice dorata di forma ellittica, di epoca posteriore, posta sopra l’altare maggiore nell’abside del Santuario della Madonna Incoronata di Arcidosso.

La superficie è occupata per buona parte dalla Madonna, a mezza figura, che regge in braccio il Bambino che ha, nella mano sinistra, un cartiglio in cui si legge una scritta: Alfa e Omega, la prima e l’ultima lettera dell’alfabeto greco, mentre, la mano destra è rappresentata nell’atto di benedire. Il riferimento di queste due lettere è a Dio, Principio e Fine di tutte le cose. “E’ fatto. Io sono l’Inizio e la Fine, il Primo e l’Ultimo” (Apocalisse 21, 5).

Il volto e il corpo della Ma­donna sono realizzati di scorcio e ricalcano la posizione tipica di questo personaggio in tante altre opere sullo stesso tema. La figura del Bambino è frontale per quanto riguarda la parte alta, il resto del corpo, invece, rivela un certo tentativo di realizzazione prospettica.

Il manto scuro della Vergine domina il campo e si staglia nettamente sullo sfondo oro caratterizzato, in alto, da lobi in leggero rilievo e, per la compattezza del colore, annulla quasi totalmente il volume dell’immagine, del quale però si evidenzia un minimo accenno nel volto così come nella figura del Figlio.

Nell’angolo basso a destra c’è rappresentato lo stemma della comunità di Arcidosso e nell’altro, a sinistra, quello del Capitano del Popolo senese.

L’appartenenza alla tradizione della pittura senese del Trecento si manifesta soprattutto nella prevalenza della linea, nella leggerezza delle forme del volto e delle mani affusolate della Madre oltre che nella delicatezza del colore, anche se l'opera è stata eseguita nel secolo successivo.

Le corone della Madonna e del Bambino sono state donate dal Capitolo di San Pietro nel 1728, un privilegio concesso a quelle immagini ritenute particolarmente care alla devozione popolare.

Non si conosce il nome dell’autore ma, dall’esame dei valori formali, l’opera può essere collocata nell’ambito della pittura del Quattrocento e, in particolare, tra l’arte di Taddeo di Bartolo e quella di Giovanni di Paolo, forse vicino ai modi espressivi di Niccolò di Buonaccorso, un pittore senese della metà del XV secolo, o di Pellegrino di Mariano Rossini, artista senese delle stesso periodo.

"Le Antiche Dogane": nr. 35 - Maggio 2002

Madonna col Bambino e Santi

Casteldelpiano, Chiesa S.M.delle Grazie

La piccola tavola è collocata sopra l’altare maggiore settecentesco dell’Oratorio di Santa Maria delle Grazie, una chiesa ad una sola navata, posta in posizione angolare in piazza Madonna, nella quale si affaccia anche la chiesa della Propositura, detta anche dell’Opera, a Casteldelpiano.

La Madonna è rappresentata in una posa tradizionale, a mezzo busto, e ha, sul braccio destro, il Bambino, coperto da un lembo del mantello e reggente, nella mano destra, un uccellino. La raffigurazione di questo volatile allude alla leggenda secondo la quale un uccello si avvicinò a Gesù durante la salita al Calvario e, per togliergli una spina che gli si era conficcata in fronte, si macchiò del suo sangue. Per questo l'animaletto può avere in testa una macchia rossa.

La Vergine indossa il manto blu che le ricopre il capo con un lembo, secondo un modello iconografico consolidato. Ha sulla spalla sinistra una ricca e fantasiosa stella dorata, probabilmente derivata dall'epiteto di "Stella Maris", significato ebraico del suo nome: Miriam.

Ai suoi lati sono raffigurati due santi: Giovanni Battista che tiene con la mano sinistra una esile croce, un elemento che ce lo fa riconoscere e Bartolomeo che regge un libro chiuso e il coltello, strumento del suo martirio, uno dei suoi attributi. Si narra, infatti, che Bartolomeo, apostolo e martire cristiano, sia stato scuoiato vivo.

Nella parte superiore della piccola tavola centinata, quattro angeli, dei quali sono visibili soltanto i volti, incoronati da ghirlande, fanno cornice alle due figure principali.

Le forme, costruite con una linea e un chiaroscuro abbastanza deciso, si staccano nettamente dal piano di fondo dorato.

I colori prevalenti sono l’azzurro, il rosso e il giallo oro.

Alcuni elementi però hanno fatto sorgere qualche dubbio sulla sua autenticità di opera quattrocentesca, attribuita un tempo a Matteo di Giovanni e poi riportata nell'ambito di Sano di Pietro. Si tratta forse di un originale ridipinto nel 1700?

Senza dubbio, comunque, questa è una delle più belle opere pittoriche dell’Amiata.

Madonna con il Bambino

In deposito

 

Lo stesso tema lo ritroviamo nell'opera attribuita a Luca di Tommè, uno dei più importanti pittori senesi della seconda metà del Trecento, conosciuto nel territorio anche come autore della grande croce dipinta conservata nell'Oratorio del Santissimo Crocifisso di Roccalbegna.

La tavola era custodita nella chiesa di San Lorenzo a Pescina, nel comune di Seggiano ma da alcuni anni è stata posta in deposito. A questo proposito, ci si augura che l’opera possa ritornare presto nella sua sede originaria a far sentire la sua importante presenza nel territorio.

La Madonna regge sul braccio sinistro il Bambino che tiene in mano un piccolo uccello, verosimilmente, una rondine riconoscibile dal piumaggio scuro nella parte superiore e dal colore bianco della parte ventrale. L'uccellino raffigurato in questo genere di opere è, generalmente, un cardellino, molto amato dai bambini per il suo piumaggio colorato ma, spesso, è sostituito da un pettirosso o da una rondine. Il Bambino punta l'indice della sua mano destra sulla testa dell'animale, come ad indicarcelo e a sottolinearne la presenza. Indossa una tunica che gli lascia scoperti i piedi.

La Madre è coperta da un vestito di colore rosso bruno e dal mantello che, secondo l'iconografia del tempo, è rigorosamente blu. Le copre anche il capo ed è lavorato con un motivo decorativo nell'orlo così come il suo vestito e l'abito del Figlio.

Le due figure sono comprese in una tavola rettangolare che, nella parte superiore, si apre in un arco a tutto sesto, a rilievo, e le accoglie nel suo interno.

L'opera rivela i caratteri tipici della pittura di Luca di Tommè: la linea incisiva e il colore livido che si stacca, in un certo senso, dalla tradizione cromatica senese per orientarsi verso ricerche di tipo plastico che avvicinano, questo artista, alle esperienze di Pietro Lorenzetti sulla strada delle innovazioni apportate dalla coeva Scuola Fiorentina.

La tavola non si trova in uno stato di conservazione ottimale perché presenta delle scrostature diffuse soprattutto nel Mantello della Vergine e nello sfondo oro.

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