Il Vescovo e l'oca

...A proposito di arte ...

 

Il vescovo e l'oca

 

Un religioso importante e un piccolo animale in un quadro a Casteldelpiano

Ma perché un’oca sotto il mantello di un vescovo, protetta e parzialmente nascosta alla vista del fruitore? Non fa parte, certamente, di un branco di oche dell’allevamento del Prelato ma ha, con questo personaggio, un rapporto che andremo, tra poco, a svelare.

Stiamo facendo riferimento ad un’opera pittorica del Seicento posta sopra l’altare della seconda cappella a destra nella chiesa della Propositura o dell’Opera, a Casteldelpiano.

Il tema rappresentato è quello della Madonna col Bambino in gloria con angeli e santi, un tema che rientra nella vastissima gamma di soggetti aventi quali personaggi più importanti, oltre alla Madre con il Figlio, santi, donatori, committenti, di cui la pittura devozionale è molto ricca.

La figura principale è San Cerbone, un vescovo originario dell’Africa che operò nella Maremma toscana tra il V e il VI secolo e dove ancora è venerato. Le sue spoglie riposano, infatti, nell'Arca sepolcrale scolpita nel 1324 da Goro di Gregorio, collocata all'interno del Duomo di Massa Marittima.

Nato, probabilmente, nel 493, discepolo di San Regolo fu ordinato Vescovo di una diocesi nella sua patria e trasferito poi con il suo maestro, con il Vescovo Felice e i Santi Giusto, Clemente e Ottaviano, in Maremma dove si era dato a vita eremitica sfuggendo così alle persecuzioni dei Vandali. Qui, però, per aver ospitato dei soldati avversari di Totila re dei Goti, fu da questi catturato e dato in pasto agli or­si. Ma le fiere, al suo cospetto, si ammansirono e si prostrarono ai suoi piedi, tanto che il re, mos­so a compassione, lo lasciò libero.

Eletto, successivamente, Vesco­vo di Populonia, sembra che fosse solito celebrare la messa la mattina molto presto e per questo fu pregato dai suoi fedeli di ritardarla. Al suo rifiuto una delegazione di cittadini si recò ad accusarlo al Papa Vigilio il quale inviò a Populonia dei messi che lo invitarono a presentarsi al Papa per giustificarsi.Nella parte superiore della composizione è raffigurata la Madonna con il Bambino in braccio, seduta sopra una nuvola, fiancheggiata da angeli che occupano i due angoli alti della tela.

Iniziò così il viaggio del vescovo verso Roma e, arrivato alle porte della città, Cerbone, non avendo alcun dono da of­frire al Pontefice, chiamò un branco di oche che passava a volo, ordinò loro di avvicinarsi a lui e di accompagnarlo e con esse si presentò al Papa che, informato dell'accaduto, per queste sue virtù, in segno di rispetto, sembra che lo abbia ricevuto in piedi.

La tela è attribuita alla bottega di Rutilio Manetti, in particolare al figlio di questi, Domenico, entrambi pittori molto noti nella città di Siena e nel territorio.

A sinistra campeggia la figura di San Cerbone vestito dell’abito episcopale che, in piedi su alcuni gradini, con le braccia aperte, rivolge lo sguardo verso la Vergine con il Figlio, forse per implorare l’aiuto per la vittoria del cavaliere raffigurato vestito degli abiti tipici dell'epoca. Si tratta forse di Tommaso Cerboni, importante esponente di una famiglia di Casteldelpiano, al servizio di Carlo V, morto in battaglia nel 1629 a Corneto presso Mantova, che sovrasta altre due figure: una sdraiata, forse ferita o morta, l’altra che tende a sollevarsi verso l’uomo a cavallo che la sovrasta. Il santo ha vicino a se un’oca che per il motivo esposto, è diventato il suo attributo ma indicativo anche come elemento di riconoscimento nell'iconografia di San Martino di Tours.

Nello sfondo si trova un altro cavaliere inserito in un paesaggio che, verosimilmente, è un campo di battaglia.

L’insieme appare suddiviso in tre parti da due linee oblique: una prima contiene la Madonna col Bambino e gli angeli, la seconda, comprende San Cerbone, i cavalieri e lo sfondo paesaggistico; la terza, la scalinata.

Le linee oblique sono date dal taglio della nuvola che prosegue nella direzione delle braccia aperte del santo, parallela al pastorale poggiato sui gradini che segnano il senso prospettico dell’insieme e rompono la staticità della composizione creando un movimento che trova frequente riscontro nella pittura dell’epoca.

La grande figura del Vescovo conferisce maggior peso alla parte sinistra del quadro che però non sbilancia l'insieme che si presenta alquanto equilibrato dagli elementi più piccoli di dimensione ma più numerosi, disposti nella parte destra della composizione.

L’opera si distingue, inoltre, per il segno di contorno incisivo che delimita le forme e le fa emergere nella loro plasticità per mezzo della luce che le mette in rilievo dal fondo scuro; valori derivanti forse dalla conoscenza diretta della pittura di Caravaggio e dallo sviluppo di questa con i numerosi Caravaggeschi. Sono presenti anche valori della tradizione tardomanieristica.

La tela si presenta in uno stato di conservazione soddisfacente.

"Le Antiche Dogane": nr. 24 - Giugno 2001

© 2015 - by Donatello Corallo - E-mail: webmaster@apropositodiarte.it