Eserciziodigeometria

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Esercizio di geometria

 

Una struttura dinamica per la ricerca dell’armonia

Croce dipinta

 

Maestro senese, 1280 ca.,

Grosseto, Chiesa di San Francesco

Sembra incredibile, si potrebbe pensare ad un sistema volutamente complicato, artificioso, ma se si osserva attentamente, ci si accorge che risponde, verosimilmente, a criteri che sviluppano un procedimento geometrico che l’artista ha messo in atto nella realizzazione della struttura dell’opera pittorica. Questo era, infatti, un modo consolidato di ricerca della forma nel Medioevo e nel Rinascimento per arrivare alla determinazione di composizioni che potessero dare l’idea chiara delle proporzioni e dell’armonia tra le parti, il raggiungimento della perfezione a cui arrivò il francescano e scienziato aretino di Borgo San Sepolcro, Fra’ Luca Pacioli, nel XV secolo, con il concetto di “divina proporzione” che nel XIX secolo sarà poi chiamata “sezione aurea”, dal matematico tedesco Ohm. Non fu neppure allora una novità dal momento che già gli antichi Greci, che di razionalità e di armonia se ne intendevano, erano abituati ad usare percorsi geometrici dinamici che permettevano di conseguire tracciati che mettevano in stretta relazione ogni singola parte di un insieme con il tutto. Si pensi al rapporto proporzionale dei lati della base di un tempio, alla distanza tra gli assi della colonne, agli elementi che compongono la facciata di un edificio, alle parti del corpo umano, alla forma di un vaso. E l’universo matematico dell’antichità classica si trasforma nel concetto di perfezione in quanto traduzione visiva del divino in epoca medioevale e riaffermazione dell’antropocentrismo e dell’antropomorfismo che erano alla base della cultura umanistica del primo Rinascimento. Nell’esempio che presentiamo, forse, la rispondenza non sarà assoluta, anche perché l’artista che ha prodotto l’opera, così come qualunque altro pittore, nel corso dell’esecuzione seguita alla progettazione, si sarà inevitabilmente, concesso qualche libertà ma, sostanzialmente, lo schema rimane solido, praticabile e verificabile in molti elaborati pittorici dei secoli in questione. In poche parole: niente è lasciato al caso ma ogni segno risponde, sicuramente, ad una volontà progettuale che è l’espressione di una mentalità e di una particolare concezione del mondo.

Uno sviluppo geometrico di questo genere viene qui applicato ad un’opera pittorica che si trova custodita nella chiesa di San Francesco a Grosseto. Si tratta di una grande Croce dipinta posta sopra l’altare maggiore, pendente dall’alto, nel punto in cui l’unica navata si collega al presbiterio con l’arco trionfale. E’ un magnifico esempio di Cristus patiens, il Gesù in croce, sofferente, con il capo reclinato sulla spalla destra, con gli occhi chiusi e con il corpo seminudo coperto soltanto nei fianchi da un perizoma trasparente.

"Le Antiche Dogane": nr. 46 - Aprile 2003

Ricostruzione ipotetica e schemi geometrici

L’arco descritto dalla figura ricorda chiaramente le opere sullo stesso tema dipinte da Cimabue a Firenze e ad Arezzo, ma, rispetto a quelle, nelle quali il senso del pathos è molto marcato per la ricerca drammatica che caratterizza la pittura dell’artista fiorentino, nella croce grossetana si nota una maggiore eleganza, un fine e delicato modellato. Il dipinto, con questi valori, è certamente di scuola senese; attribuibile a Duccio di Buoninsegna o al cosiddetto “Maestro di Badia a Isola”. La data di esecuzione è da fissare intorno al 1280. Veniamo, ora, alla ricostruzione dello schema della croce che attualmente si presenta rimaneggiata, priva, cioè, di alcune parti compreso lo zoccolo sul quale tutta la croce, ipoteticamente, doveva poggiare.La linea di partenza è la larghezza dell’elemento verticale della croce, corrispondente, nel disegno, al segmento AB, misura che riportata con il compasso nel punto C, invera il triangolo equilatero nel quale il prolungamento dei due lati che si intersecano in questo ultimo punto va a determinare l’altezza del braccio trasversale della croce. I due angoli del grande triangolo, insieme al terzo angolo C, toccano la circonferenza di raggio OC nei punti D ed F; il punto O è fissato sull’asse verticale ed è il vertice di due triangoli equilateri uguali, di lato due volte AB. Gli estremi dei capocroce laterali o terminali e di quello alla sommità, cimasa, sono stabiliti da un altro grande triangolo, uguale al primo, inscritto nella circonferenza OC. La forma della grande croce, complessivamente, risulta da questa struttura. I punti GH sulla grande circonferenza contengono anche il segmento LM le cui estremità determinano la larghezza degli scomparti laterali. Il piede o calvario è stato trovato puntando con il compasso nel punto U situato a metà distanza tra C e il centro di LM; la figura di Cristo è compresa da un altro triangolo equilatero simile, TUV interno al primo grande triangolo CDF con i lati a questi paralleli. Il movimento ad arco del corpo di Cristo, infine, è determinato tracciando tre archi a partire dai punti Q, R ed S con centro in N. Q è una estremità del diametro PQ; R si fissa riportando il punto d’incontro dei due triangoli più grandi ed S è dato dall’apertura NO. Lo stesso risultato si può ottenere partendo dal segmento ZX, che misura due volte AB, centrando con il compasso sui due punti alle estremità del segmento, con apertura uguale alla lunghezza del segmento stesso.

Questa è una ipotesi di ricostruzione della croce di Grosseto ma si lascia aperta la possibilità di modificare, di togliere o di aggiungere altri tracciati a chiunque si voglia cimentare nella ricerca per contribuire alla conoscenza dell’opera.

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