Storia di un personaggio

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Identificazione e storia di un personaggio

 

Un affresco di Francesco Nasini a Latera

Già da tempo l’amico Bonaventura Caprio, attento e appassionato conoscitore della storia e delle tradizioni del suo paese di origine, Latera, mi aveva segnalato la presenza di un affresco di Francesco Nasini in una chiesa di questo centro della provincia di Viterbo, situato, geograficamente, in un paesaggio di suggestiva bellezza nei pressi del lago di Bolsena, vicino a siti archeologici che custodiscono necropoli etrusche di notevole importanza storico-artistica.

La notizia mi ha incuriosito molto soprattutto dopo aver osservato attentamente una vecchia fotografia dell’affresco che ho messo in relazione con una pagina del libro di Salvatore di Salvo su Francesco Nasini in cui viene, sinteticamente, descritta l’opera.

Successivamente mi sono recato a Latera per visitare la chiesa che ospita l’affresco del pittore amiatino e per reperire qualsiasi tipo di documentazione utile alla conoscenza dell’opera e alla identificazione dei personaggi raffigurati nell’affresco in considerazione di quanto affermato da chi si è espresso in merito nelle poche notizie che si possono reperire sull’opera stessa.

Il dipinto è collocato nella parete sopra l’altare principale della Cappella di san Sebastiano, una costruzione che probabilmente risale al XV secolo. Così viene scritto a proposito di questa chiesetta e della chiesa di Santa Maria della Cava, entrambe edificate alla periferia di Latera, nella stessa via: “Le notizie di queste due cappelle, S. Sebastiano e Madonna della Cava, le ricaviamo da un verbale del Consiglio Generale del luglio 1579 e da un’inchiesta fatta nello stesso anno al fine di dimostrare che dette cappelle erano di jus della Comunità…Il teste Meo Alibrandi, di anni 68, dice: <<ho sentito dire dagli antichi che dette cappelle erano di jus patronato della Comunità. Facendo i calcoli l’Alibrandi sarebbe nato nel 1511 e dicendo 'ho sentito dire agli antichi' ciò prova che le chiese sono state costruite molto tempo prima che lui nascesse. Anche la testimonianza del Vitali, di anni 77, prova che le chiese sono antiche…>>”. (Minimus Laterensis, Latera la sua storia, le sue chiese, le sue istituzioni civili e religiose, Latera 1990, pagg. 153-154).

La composizione presenta, nel registro superiore, Dio Padre con le braccia aperte mentre schiere di angeli si librano nello spazio e gli fanno corona. Vi è raffigurata anche la Colomba dello Spirito Santo.

Al centro la figura della Vergine seduta sul globo, alla sua sinistra san Sebastiano legato all’albero, trafitto dalle frecce lanciategli dai suoi carnefici, nella tradizionale iconografia.

Alla sua destra è rappresentata la figura di un giovane con capelli scuri lunghi e leggermente ondulati che reca nella mano sinistra la palma, attributo di tutti i santi martiri.

Indossa una corta veste da soldato (tunica indùcula) ed il busto coperto dall’armatura metallica.

Ed è questo personaggio che è stato oggetto di alcuni tentativi di riconoscimento da parte di addetti ai lavori che qui andiamo ad esaminare nella speranza di risolvere definitivamente il problema della sua identificazione.

Lo stesso autore del libro sulla storia del paese, già menzionato, afferma, senza tentennamenti, che si tratta di san Pancrazio; così, infatti si esprime: “Vi è in detta chiesa un altare in faccia alla porta maggiore con l’immagine della Immacolata Concezione di M.V. con l’immagine di S. Pancrazio a dritta e di S. Sebastiano a sinistra dipinta a guazzo sul muro”. (Minimus Laterensis, Latera la sua storia, le sue chiese, le sue istituzioni civili e religiose, Latera 1990, pag. 159).

Ma sono alcune righe tratte da un libro su Francesco Nasini, uno dei pittori appartenenti alla famiglia omonima amiatina, che mi hanno consigliato di intraprendere l’iniziativa di una ricerca più approfondita. Così si legge: “L’atteggiamento della Vergine ha suggerito a Daniela Baldini, compilatrice della relativa scheda n. 12/00203871, del catalogo della Soprintendenza ai Beni Artistici e Storici di Roma e del Lazio, datata 1984 un’inconsueta iconografia: “la Madonna profetizza a san Sebastiano il futuro martirio”. (Salvatore Di Salvo, Francesco Nasini, pittore amiatino, pag. 63, Grotte di Castro1997).

L’affresco rivela i caratteri tipici della pittura di Francesco Nasini: grandi capacità grafiche, pennellata sicura e una buona conoscenza dell’anatomia umana che consentono, all’artista, la realizzazione di forme ben definite, senza incertezza. La scioltezza della linea, infatti, è uno dei valori che fanno di questo pittore un affrescatore di notevole perizia e spessore artistico, un aspetto, questo, che non sempre viene sottolineato con la necessaria determinazione e valutato come merita.

Forse l’aspetto compositivo, in quest’opera, non è molto felice ed è certamente di qualità inferiore rispetto a quanto il Nasini riesce a fare in altri cicli di affreschi realizzati, per esempio, ad Abbadia San Salvatore (Chiesa Abbaziale), Piancastagnaio (Santuario Madonna di San Pietro), Montelaterone (Cappella della Misericordia). Un certo impaccio si nota nella disposizione dei personaggi principali nel registro centrale mentre, nella parte superiore con il Padre Eterno e gli angeli che si muovono intorno a lui, il pittore, riesce a destreggiarsi con la consueta freschezza e disinvoltura.

L’opera che reca in un cartiglio in alto la data dell’esecuzione: 1670 e, in basso a destra, la firma dell’autore: “Franciscus/Nasinus/ F”, appare in uno stato di conservazione non perfetto in alcune parti dove il colore e il disegno presentano rilevanti lacune.

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