03. Presentazione

...A proposito di arte ...

 

Presentazioni

 

Avevo lasciato la mia isola dalla bellezza ammaliante, dalle mille contraddizioni, dalla luce accecante e dagli inquietanti chiaroscuri, per recarmi, come ogni estate, sul monte Amiata.

Da qualche settimana non mi sentivo in forma, avevo la testa confusa e non riuscivo a trovare la concentrazione per scrivere. Pensavo che i verdi, ombrosi e freschi boschi di faggio e di castagno potessero giovarmi, ma, dopo alcuni giorni, non stavo affatto meglio.

Con il cuore in gola e con una terribile paura addosso, mi sono rivolto all’ ospedale di Castel del Piano dove ho incontrato e conosciuto il dottor Bonaventura Caprio, che mi ha visitato e tranquillizzato. Con modi rassicuranti e con voce gentile ma decisa, scuoteva spesso la testa sul racconto della mia vita disordinata e caotica, dicendo che era ora di mettere un po’ d’ordine nelle mie abitudini e, soprattutto, che dovevo seguire una terapia precisa e regolare.

Ci siamo incontrati più volte, nei giorni successivi, mi sentivo molto meglio, abbiamo familiarizzato. Un pomeriggio abbiamo parlato a lungo dei nostri paesi, della varietà e dello splendore dei loro paesaggi, della luce delle chiese barocche siciliane e della semplicità e regolarità di quelle romaniche della Toscana e del Lazio, dei cupi verdi e marroni delle zone aride dell’interno dell’isola, dei muri in tufo, dell’antico splendore dell’Abbazia di San Salvatore sul monte Amiata, delle nobili famiglie che hanno scritto la storia delle nostre terre. Ho scoperto, con piacere, come il dottor Caprio fosse un attento conoscitore di tutto questo e, come me, inscindibilmente e prepotentemente legato al suo paese. Ho scoperto anche che ha scritto un libro sulla preistoria e numerosi articoli di archeologia e di storia della medicina. Un giorno, timidamente, mi ha mostrato un lavoro, a cui lavorava da anni, sulla storia che legava i Farnese e l’Abbazia di San Salvatore al paese di Latera.

Devo ammettere che la sorpresa è stata particolarmente grata, perché pur trattando argomenti piuttosto aridi e per certi versi noiosi, è riuscito a scrivere un libro molto godibile e (cosa rara) anche intelligente. Godibile perché, leggendo i vari capitoli, si ha la sensazione di conoscere perfettamente la mappa per uscire indenni dal labirinto di nomi e di matrimoni che hanno fatto la storia di questa grande famiglia. Intelligente perché, dopo aver letto tutto, fino all’ultima pagina, ci si accorge di essere stati in un luogo nuovo, di aver visitato un paese sconosciuto, per il quale la nostra mappa era del tutto inutile e di aver sfidato un labirinto dal quale, in realtà, non siamo mai usciti.

Con questa pubblicazione dalla struttura allo stesso tempo tradizionale e moderna, si gode il fascino sottile di fare un lungo viaggio nel Medio Evo e nel Rinascimento italiano, di perdersi nella vita di alcuni personaggi e ci si dispiace, alla fine, quando si torna a casa e le nostre sorprese inevitabilmente si addormentano. É questa alternanza di modernità e di tradizione, di dejà –vu e novità sapientemente concertati, che rende la lettura del libro di Bonaventura Caprio un autentico piacere. Lo raccomando da lettore ancor prima che da scrittore.

 

Andrea Camilleri

 

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Sarebbe stato un inutile spreco l’ingegno critico di Giombattista Corallo se non avesse riservato parte di tale dono allo studio e al rilevamento del patrimonio artistico di Latera. Da profondo conoscitore, Corallo torna a riapparire il perspicace osservatore, l’uomo capace di percepire con responsabilità critica le problematiche dell’arte di tutti i tempi. La scelta di impegnarsi in quest’opera di censimento e di analisi dei beni artistici del piccolo centro viterbese è sì la combinazione di coincidenze (la conoscenza, ad esempio, di Bonaventura Caprio, la residenza ad Arcidosso, ecc.), ma è soprattutto il frutto di una vibrante passione per la cultura.

La linea attraverso la quale si snoda l’opera (descrizione delle chiese e delle opere pittoriche ivi contenute; analisi delle singole opere; descrizione di quelle erratiche custodite provvisoriamente negli edifici civili, ecc.) oltre a designare la peculiarità del progetto presuppone la collocazione della conoscenza all’interno delle moderne letture. Ciò lo porta a chiarire sin dall’inizio che non sono stati fatti studi per svelare “sconosciute e misteriose personalità artistiche”, ma solo per “analizzare” le singole opere e “aggiornarle” del loro potere in quanto veicoli di comunicazione.

Tale finalità si rivela strumento di grande importanza perché permette di penetrare nel senso che l’arte conserva nel tempo.

Ordine e conoscenza sono i binomi riferibili a questo studio, che reputo fondamentali sia per l’interpretazione, sia perché sfatano ogni leggenda costruita attorno alle opere. Impresa non facile, poiché se è vero che “il bagaglio culturale di una civiltà” e la “sua naturale evoluzione” si mescolano, come nei giochi degli specchi, al piacere della conoscenza, è pur vero che questa si mescola alle impenetrabili ed oscure ragioni che fanno dell’arte una manifestazione dello spirito.

Corallo mette in pratica quanto ha chiaramente precisato nella nota introduttiva, e lo fa con un linguaggio semplice e sintetico, perché è sua volontà permettere di penetrare nel profondo del significato con chiarezza e precisione. La laboriosità dell’analisi può talvolta indurre allo smarrimento, ma rappresenta con sufficiente esattezza la complessità che riveste il segno, il colore, la composizione, ecc. Non è un caso se l’arte figurativa di Latera conserva, e con ragione, una spiegazione di natura teologica e filosofica. Sono questi differenti approcci che permettono all’autore di tracciare il percorso e di fornirne la piena consapevolezza dei trascorsi artistici.

L’autore di Arte nell’Amiata (1998), Il disegno dei bambini (2000) e di numerosi testi critici sull’arte moderna e contemporanea, che confermano la grande preparazione sull’estetica della comunicazione, ha certo trovato questi due versanti riuniti nel linguaggio e nell’idea dell’opera degli artisti che hanno messo mano alla Madonna della cava, Annunciazione, San Sebastiano, ecc. Frequentatore e rilevatore di molte opere dei piccoli centri del Monte Amiata, e dunque immune da ogni facile improvvisazione, Corallo ripercorre il cammino che lo ha portato ad approfondire la natura, la situazione e le caratteristiche in un confronto tra passato e presente. Nell’esuberanza della ricchezza dei dati storici e della cultura che ne deriva (iconografica e iconologica), il lettore è chiamato a tener presente l’aspetto “educativo”, il valore d’insegnamento che l’arte conserva come ruolo prioritario nella civiltà contemporanea. Il rischio che sull’oggetto di studio possano influire fenomeni di contingenza o di metodo, è, ovviamente, presente. Corallo n’è consapevole ed avverte che il lavoro si presenta come “censimento delle opere più significative”, e che il maggiore impegno è rivolto alla pittura più che all’architettura e alla scultura.

Pur insistendo su questo tracciato, che è servito a non infrangere nuovi e possibili approfondimenti e rivelazioni, merita precisare che l’aggettivo storico-critico è usato in ragione al trattamento del materiale di studio. Altro dato importante è il forte senso di libertà che sottende la lettura delle opere quale conseguenza d’indipendenza verso mode o scuole. É libertà di vedere e riflettere sull’opera, di sentire, di valutare e giungere a conclusioni forse non definitive ma sicuramente ben fondate.

Volgendo indietro lo sguardo, come a contemplare in una visione d’insieme il complesso preso in esame, si rimane colpiti dal rigore stilistico, dall’originalità, dall’approfondimento e dal rifiuto di ogni facile addebitamento. Il segreto risiede nell’utilizzo di un linguaggio chiaro, nella perfezione delle annotazioni, nella ricchezza immaginifica dello studioso. É, questa, una delle ragioni che fa del libro un’opera non solo di consultazione ma di studio, perché non è possibile penetrare nei meandri della cultura artistica di Latera senza la conoscenza qui offerta dall’autore.

Eugenio Giannì

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