03. Premessa

...A proposito di arte ...

 

Premesse

Il verde rilassante dei castagneti, i fruscii del sottobosco, l’apparire improvviso dei funghi tra le foglie caduche, le rupi dalle forme bizzarre, i massi ricoperti di muschio, le fresche sorgenti, e poi, ancora, le case di sasso e tufo con i caratteristici “morelli”, i borghi stretti e ombrosi, i monumenti isolati e le numerose chiese. Sono queste, a mio avviso, le caratteristiche che rendono Latera un prodigioso scrigno, dove Storia e Natura sono saldamente intrecciate tra loro e dove si conservano memorie millenarie, legate strettamente al terreno vulcanico, depositato oltre centocinquantamila anni fa. A Latera, più che altrove, gli alberi e le pietre, le acque e le costruzioni, le rocce e le strade raccontano un’unica storia. Forse una “storia minore”, come la definì Hegel, scritta da gente comune e non da famosi Re o grandi generali, ma non per questo meno avvincente e appassionante. Una storia che interessa un territorio piccolo ma strategico, posto al confine tra il Lazio settentrionale, la Toscana e l’Umbria, una storia costituita da un insieme di piccoli fatti, da pochi attori protagonisti e da molte comparse, ma sicuramente molto più vicina e più cara ai lateresi di quella “maggiore” scritta con la “S” maiuscola.

Per un attaccamento cromosomico alla terra d’origine, ma anche per il piacere di ricerca e per interesse personale, ho intrapreso, da anni, indagini e studi su Latera. Ho accumulato molto materiale fotografico e documentazione storica, ho compilato schede su personaggi e su fatti del passato, che unitamente alle ricerche e alle pubblicazioni di altri studiosi locali, hanno sicuramente arricchito le mie conoscenze.

Ho quindi pensato di riordinare gran parte di questa grande mole di informazioni e di scrivere la storia di Latera, con particolare riferimento ai secoli che la vedevano sottoposta contemporaneamente al potere politico della prestigiosa famiglia Farnese e religioso della potente Abbazia di San Salvatore sul Monte Amiata.

L’impresa è stata tutt’altro che semplice, in quanto la ricerca sui documenti è risultata, frequentemente lacunosa e di difficile consultazione, a causa della sua incerta catalogazione scientifica e della sua enorme frammentazione in vari archivi o biblioteche, spesso chiusi al pubblico o accessibili solo con permessi particolari. L’assemblaggio delle varie notizie, per lo più disperse in note e noterelle di vari autori, ha comportato, inoltre, una costante attenzione verso i dati raccolti e un percorso di continua verifica del lavoro svolto.

Per venire incontro alle esigenze di coloro che studiano questo periodo storico o che semplicemente sono interessati ad esso, per non appesantire il testo, ho inserito numerose annotazioni, esplicative o relative a fonti bibliografiche o archivistiche, alla fine di ogni capitolo, in modo da essere facilmente consultate.

Il primo capitolo prende in considerazione il Castello di Latera, la sua trasformazione nei secoli e la sua struttura, con particolare riferimento all’ architettura della Pieve di San Clemente, del palazzo Farnese e delle antiche porte d’ingresso ad esso. All’esterno delle mura castellane viene indagata la storia dell’antico Ospedale e delle varie chiese, la struttura delle fontane e delle contrade principali.

Il secondo capitolo è dedicato completamente ai rapporti tra il castello di Latera e l’Abbazia di San Salvatore al Monte Amiata. Vengono descritte le origini della famosa e potente Abbazia e la sua storia, il rapido aumento del suo potere spirituale e materiale con l’acquisizione di vasti territori che si estendevano dal Monte Amiata al mare Tirreno, le chiese che possedeva e come le governava.

Il terzo, quarto e quinto capitolo riguardano invece i rapporti tra Latera e la Famiglia Farnese. Nel terzo vengono indagati le origini dei Farnese, per certi versi ancora piuttosto oscure e vengono trattati più approfonditamente, dove è stato possibile reperire fonti attendibili, alcuni personaggi chiave, come per esempio, Pietro e Ranuccio Farnese il Vecchio, primo importante Signore di Latera. Nel quarto capitolo si parla della straordinaria ascesa dei Farnese, da signori di un piccolo feudo nella Tuscia viterbese al Pontificato, soffermandoci soprattutto sulle figure predominanti e, per certi aspetti, controverse, di Giulia e di Alessandro Farnese, futuro Papa Paolo III. Al termine del capitolo vengono fornite notizie per comprendere la formazione dei due rami farnesiani, quello “maggiore” di Castro e Ronciglione e poi di Parma e Piacenza e quello “minore” di Latera e Farnese. Nel quinto e ultimo capitolo vengono descritti, approfonditi (dove è stato possibile) e inseriti nello scenario storico generale, tutti i personaggi del ramo farnesiano di Latera fino alla loro estinzione, con Girolamo Farnese, nel 1668. Partendo poi dal presupposto che le origini e le varie generazioni di qualsiasi dinastia sono spesso avvolte nell’incertezza, per orientare meglio il lettore e per aiutarlo nel complesso intrigo di nomi, di matrimoni, di figli e figliastri, di mogli, di amanti e di suore che hanno fatto parte della famiglia Farnese, ho messo alla fine di ogni capitolo un albero genealogico, riguardante il periodo farnesiano preso in considerazione. Nonostante le verifiche effettuate e l’attenzione posta nella lettura, traduzione e comprensione dei vari testi consultati, questo lavoro potrà risultare ugualmente lacunoso e con qualche errore d’ interpretazione, spesso dipendenti dalla mancanza di adeguati documenti di studio, andati purtroppo dispersi, e al tramandarsi, da parte di molti Autori, di sviste o equivoci, non sempre verificabili. Senza avere, quindi, la pretesa di esaurire fino in fondo l’argomento e con la consapevolezza di queste difficoltà e del fatto che ci sono ancora molti dubbi da chiarire, le pagine seguenti vogliono essere solo un modesto contributo alla conoscenza di un periodo importante e particolare della storia di Latera, un punto di partenza ed uno stimolo per successivi approfondimenti ed indagini, un altro tassello di questo grande “mosaico” della Storia di Latera, che solo tutti insieme possiamo ricostruire.

 

Bonaventura Caprio

 

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Non conoscevo Latera anche se ero passato più volte, per anni, nei pressi di questa cittadina ma non mi sarei mai aspettato che un piccolo centro così potesse avere un passato tanto importante e glorioso. Mi sono quindi avvicinato a questa realtà storico-culturale con molta umiltà e con grande curiosità per cercare di capire quel tanto che potesse bastare a farmene un’idea iniziale sufficiente a permettermi poi di studiarne l’aspetto artistico che, come per molti altri centri del Viterbese e di altre province italiane, da Nord a Sud, è di straordinaria importanza. Ho colto questa occasione con molto piacere e ho cercato subito di iniziare un lavoro di ricerca per raccogliere la documentazione necessaria e tutti gli elementi che potessero darmi le informazioni utili allo svolgimento del compito che mi ero, a proposito, assunto.

L’impegno è stato notevole e mi ha consentito di prendere contatto con una serie di opere architettoniche, plastiche e pittoriche che costituiscono un patrimonio di sicuro valore. Le prime sono più conosciute e trattate così come le sculture ma, per quanto concerne la pittura, ho creduto opportuno fare, si può dire, una specie di censimento delle opere più significative presenti nelle chiese e negli edifici civili, alcune ben conservate nel tempo, altre ridotte in uno stato quasi di illeggibilità, per conoscerne l’entità e farne una certa catalogazione: un pro-memoria a beneficio di tutti i cittadini che vivono a Latera e di tutte le persone che vi si avvicinano semplicemente come visitatori.

Non sono stati eseguiti particolari studi per svelare notizie sensazionali in merito all’origine delle opere né per porre l’accento su sconosciute e misteriose personalità artistiche: se qualcuno le aspettasse rimarrebbe certamente deluso, ma è stata data la massima rilevanza all’analisi di ogni singola opera per permettere, all’osservatore, di avvicinarsi di più alla materia e poter usufruire, con coscienza, un bene tanto importante per la vita di ogni uomo, una ricchezza costituita dall’opera d’arte figurativa il cui linguaggio comunica, al pari di ogni altra forma espressiva, il bagaglio culturale di una civiltà e l’accompagna nella sua naturale evoluzione.

La struttura di queste pagine vede, dopo una panoramica sul complessivo patrimonio artistico, una breve descrizione di ogni chiesa e, successivamente, di ogni pittura in essa contenuta e anche di opere custodite in altri luoghi, delle quali viene formulata una scheda sintetica per mettere in chiaro tutte le notizie inerenti i valori storici ed artistici insiti nell’opera stessa.

É stato, così, privilegiato l’aspetto didattico per porre il fruitore nelle condizioni di riuscire a “leggere” un’immagine pittorica con particolare riferimento all’aspetto iconografico e iconologico, cioè, lo studio dei temi e degli eventuali elementi allegorici e simbolici presenti nei dipinti e assicurargli gli strumenti necessari per poter formulare giudizi estetici che possono fornire un contributo determinante alla piena comprensione dell’opera. La mia speranza è di esserci riuscito.

Giombattista Corallo

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