07. Presentazione

...A proposito di arte ...

 

Presentazione

 

Raccontare la storia locale

Diceva Norberg-Schulz che il luogo è sostanza mutevole fatta di cose concrete con la loro forma, tessitura e colori che ne definiscono il carattere, specificando che solo quando si comprenderanno i luoghi del vissuto, si sarà in grado di partecipare creativamente, contribuendo alla conoscenza della loro storia. Per Giombattista Corallo, Arcidosso si è costituito, nel tempo, quale luogo dell’anima denso di quella pulsione che porta alla richiesta dell’ubi consistam tanto più compulsiva in colui che, venuto da quell’ombelico piantato nel Mediterraneo che è la Sicilia, in quell’ambito amiatino individua e riconosce il suo destino, oltre che professionale, umano. È una situazione esistenziale che induce alla ricerca dei riferimenti, dei parametri valutativi anche attraverso quei documenti che, per l’usura visiva della quotidianità, corrono il rischio di marginalità e dei quali si scopre l’alto valore testimoniale riferito alla storia comunitaria. I loro valori artistici messi in luce, spesso appannati dalla stratificazione di notizie di fonte incerta che li colloca in una dimensione fatta di leggende, l’analisi puntuale ne dilatano la comprensione anche per l’emergere di inattesi valori simbolici quale proiezione di una secolare vicenda storica.

In questo lavoro che ha per oggetto il Santuario della Madonna delle Grazie o dell’Incoronata di Arcidosso, Corallo conferma, ancora una volta, l’importanza di agganciare la storia dell’arte a una dimensione scientifica che, si ritiene opportuno ricordare, ha formato oggetto di un suo precedente e corposo studio intitolato proprio “Arte e Scienza”, svolto all’insegna di quella globalità di visione che ha portato alla caduta di antiche e artificiose gerarchie operative a favore di un paritario fluire disciplinare che si raccorda alla grande tradizione umanistica italiana. Non è un caso che Corallo più volte citi e faccia riferimento a Leon Battista Alberti.

L’autore appronta una storia con stile piano di grande respiro linguistico, penetra nelle latebre del luogo, ne riferisce gli umori, ne definisce lo sfondo paesaggistico dando corso, su questo piano, ad una sorta di mozione degli affetti, ma poi, con viraggio da storico esperto volge l’attenzione alla struttura formale dell’immobile fissandone il carattere di edificio più “disegnato che costruito”. Una caratteristica che immette il tempio nella storia dell’architettura non aliena da riferimenti letterari come la peste che, a suo tempo, costituì la cornice per i racconti del Decamerone di Giovanni Boccaccio.

Un collegamento con il più ampio mondo l’autore individua in un quadro esistente nel Santuario riportante il famoso evento della nevicata del 5 agosto

del 352 a Roma nel luogo dove venne eretta, poi, la basilica di S. Maria Maggiore.

Contestualizzata l’opera, l’a utore entra nelle vene della sua sostanza artistica individuandone le emergenze al fine di coglierne i valori intrinseci con una descrizione minuziosa di tutti gli elementi che, sottoposti come ad una sorta di lente di ingrandimento, si rivelano fattori significativi supportati da una rete terminologica impeccabilmente tecnica. Ne deriva la rappresentazione di un organismo vivo le cui modificazioni intervenute nel tempo rispondono alle istanze spirituali dei fedeli: dalla originaria semplice cappella si è pervenuti alla dimensione attuale attraverso l’opera di esperti costruttori anonimi eccezion fatta per tale Matteo di Battista operante nel XVI secolo depositari di conoscenze di not evole livello avendo introiettato regole e moduli costruttivi dai grandi teorici come il richiamato Alberti. Corallo dà dell’opera una lettura scientificamente congrua con esemplificazioni geometricamente rappresentati e resi con grafica efficace.

La ricerca di Corallo, per consolidata prassi, si muove in una molteplicità di registri che immette l’oggetto di studio in un c ontesto storico filologico con incursioni nella storia dell’arte, nei testi sacri, in primo luogo la Bibbia, nelle opere letterarie in una prospettiva di attraversamenti e di continuità della quale l’autore coglie la globalità per cui ogni elemento, oltre agli aspetti simbolico emblematici, assume valore di testimonianza sia spirituale che estetica pur nella singola specificità. Un metodo che porta a porre l’attenzione ad aspetti altrimenti non presi in considerazione o, quantomeno, sottovalutati come, per fare un esempio dei tanti possibili, i rilievi scolpiti nei basamenti delle colonne la cui messa in evidenza ha quasi connotazioni di scoperta. Correttamente collocati in un quadro nel quale simbolo, decoro, operatività di ascendenza artigianale costituiscono un irripetibile corpus apparentemente frammentato, lo studioso ne analizza le singole componenti, ricavandone una omogeneità che ha la sua base in una spiritualità espressa anche in minimi dettagli di cui Corallo riferisce, con ampie motivazioni, ascendenze, modulazioni espressive agganciati sempre a fonti filologicamente corrette. Significativi di una puntualità di ricerca risultano la ri costruzione, le ipotesi, i riferimenti e i raccordi che Corallo legge nella semplice immagine della cosiddetta Croce patente scolpita “nello stipite destro del portale di mezzo, a circa la metà dell’altezza dell’intradosso”. Che è esemplare modo di raccontare un importante documento di storia locale.

 

Luciano Marziano

© 2015 - by Donatello Corallo - E-mail: webmaster@apropositodiarte.it