06. Presentazione

...A proposito di arte ...

 

Presentazione

 

Arte come scienza. Il fattore scientifico ha attraversato il farsi storicamente dell’arte.

La vulgata che presume di attribuire al fenomeno artistico caratteri di emotività, confinandola, in tal modo, ad uno statuto di minorità tra le attività conoscitive umane, è, oramai, nozione relegata in una sorta di deposito residuale della storia. È sempre più evidente che la comprensione del fenomeno artistico non può non utilizzare strumenti e parametri di riferimento basati, in primis, su strutture di relazioni interne alla realtà di un’opera. Questo primario atto del conoscere unifica i territori dell’arte e della scienza. Un protagonista dell’arte moderna quale Piet Mondrian affermava, in proposito, che “non solo la scienza ma anche l’arte ci mostra che la realtà, dapprima incomprensibile, si rivela gradatamente attraverso le relazioni reciproche che sono intrinseche alle cose”. Il fondamento relazionale trova concordi un fisico matematico quale Henry Poincarè, contemporaneo di Einstein, che affermava come la sola realtà obiettiva siano i rapporti tra le cose, e l’artista Braque che, a sua volta, suggeriva di dimenticare l e cose e considerare solo le relazioni. A conferma di questa linea, Giulio Carlo Argan rilevava che il linguaggio artistico, come ogni scienza, ha i suoi significanti per costruire: linee, tessiture, colore, luce. Attraverso la scelta e nel rapporto tra questi fattori si è nella dimensione artistica, cioè in una procedura tecnica con la quale si consegue un risultato estet icamente congruo.

Annota acutamente Giombattista Corallo che questo atto non è operazione avulsa dal tempo del vissuto poiché nella sapienza combinatoria, nella selettività dei vari elementi si riflette il modo di pensare di un’epoca. Coral lo estende lo sguardo alla storia dell’arte proposta per exempla applicando un metodo di indagine chirurgicamente minuzioso, connotato dalla descrizione dell’opera, dalla sottolineatura dei valori compositivi e dalla messa a nudo della sottostante componente matematica geometrica. La funzione espositiva è affidata alla grafica dei diagrammi che rende concreta la virtualità insita in ciascuna opera presa in esame. È un metodo analitico depurato da ogni pregiudiziale aprioristica, che da luogo ad una operazione non mai ipotetica, dalla quale, sarebbe il caso di dire stante il tema, traspira una forte intenzionalità scientifica i cui parametri sono colti nelle fonti più diversificate tratte per deduzioni logiche o per diretta comunicazione teorica da parte dei protagonisti che hanno costruito l’affascinante storia dell’arte. Si tratta di una estesa ricerca tal e da consentire di cogliere e introiettare moduli, protocolli che hanno reso possibile la costituzione di un grande patrimonio culturale . Ne deriva l’individuazione, pur nelle lontananze temporali e spaziali, della permanenza di una manifestazione che, anche se sollecitata da molteplici motivazioni siano esse religiose, civili, celebratorie, di pura gratificazione spirituale, trova la primigenia legittimazione nella consistenza strutturale.

Opportunamente Corallo evoca la figura di Luca Pacioli e del suo testo fondamentale sulla Divina proporzione da considerare quale spartiacque poiché l’opera d’arte viene assunta, pur nella sua autonomia oggettuale, quale ambito e documento di una riflessione nella quale si combinano la ra ppresentazione e l’organizzazione formale inverando l’affermazione che la forma è sostanza.

Uno spartiacque al quale va ascritta l’immensa figura di Piero della Francesca nelle cui opere sono presenti in nuce tante motivazioni anticipatrici di un tempo che sentiamo appartenerci con i misteri, gli enigmi, la razi onalità, la simbol ogia dei gesti e dei colori nei quali Corallo, con operazione da esperto detective dell’arte, penetra con dovizia citazionista delle fonti interpretative per trarne gli elementi probanti un’operazione che resta sempre e comunque aperta agli apporti interpretativi del fruitore.

L’autore delinea, peraltro con convinta chiarezza espositiva, un percorso che lambisce il nostro tempo nel quale la differenza tra le cosiddette due culture, umanistica e scientifica, mostra la corda di un’arbitraria convenzionalità messa in causa dalla più corretta unificazione all’insegna di uno spa zio mentale ed operativo più ampio fatto di attraversamenti, sconfinamenti e contaminazioni rispondenti alla necessità di mettere le attività artistiche in relazione con gli altri rami della cultura: le scienze, la filosofia, la poesia, il teatro, il cinema. Un percorso che se ha avuto un incedere sott erraneo in tutto lo svolgersi della storia dell’arte, è venuto allo scoperto con la svolta Impressionista basata sulle vibrazioni dell’occhio ed ancora con le tendenze costruttiviste del Cubismo e delle Ava ng u ard i e fino al Neoplasticismo di Mondrian dove l’allontanamento dalla realtà, sempre problematica ed arbitraria perché è quella che si ritiene di vedere, è definitivo. Il maestro olandese consegue questo risultato di capitale importanza per il destino dello svolgimento ulteriore dell’arte utilizzando “un linguaggio fatto soltanto di linee e colori primari il cui rapporto determina una razionalità e un equilibrio assoluti”.

Trattasi della declinazioni dipositiva radicalità conoscitiva ove si consideri che

il picco della razionalità è raggiunto da personalità come Josef Albers il quale, attraverso la scansione dei colori puri, il loro rapporto ben calcolato, pur nella staticità dell’impianto, rende indiziario il transito dal virtuale al reale del movimento conseguente al meccanismo della percezione. Un reale affidato alla sfera concettuale che percorre l’esperienza artistica anche quando questa fuoriesce dal luogo sacralizzato della tela, della scultura per procedere nell’ambito del comportamento che implica il coinvolgimento identitario del proprio corpo oppure nell’ambientazione installativa fino a pervenire a que lli che vengono definiti nuovi media quali il video, la fotografia, il cinema.

 

Luciano Marziano

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