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...A proposito di arte ...

 

Adrasto. Vedi Sette contro Tebe.

 

Adultera. Vedi Cristo e l’adultera.

 

Africa. Vedi Quattro parti del mondo, 2

 

Afrodite. Vedi Venere.

Agamennone. Eroe greco comandante in capo dell’esercito nella guerra contro la città di Troia. Figlio di Atreo re di Micene e di Argo, fratello di Menelao. Sposò Clitennestra che lo tradì con Egisto e dai due ucciso al suo ritorno dalla guerra di Troia: “…così pure Clitemestra, dopo aver lasciato il divino Agamennone, giacque con Egisto e si scelse un compagno peggiore;…” (Esiodo, Categorie delle donne, 84, 5-7). Fu padre di Oreste e di Elettra, Ifigenia e Criostomo. I primi due vendicarono la sua morte. “Da ultimo quindi nelle stanze Clitemestra dai neri occhi generò, unitasi ad Agamennone, il divino Oreste, il quale, invero, giunto all’età della giovinezza, vendicò l’uccisore del padre ed uccise la madre sua tracotante col ferro spietato.” (Esiodo, Categorie delle donne, 18a, 26-30), (Oreste e Clitennestra, Mitra di Olimpia, VII secolo a.C., Olimpia, Museo). Il personaggio è rappresentato nel momento della sua uccisione da parte di Clitennestra, la moglie, e di Egisto. Il re è seduto sul suo trono, davanti a lui è la moglie e, alle sue spalle, Egisto lo uccide a tradimento (Uccisione di Agamennone, Pinax da Gortina, VII secolo a.C., Heraklion, Museo) o con altri personaggi (Agamennone e Tirèsia, IV secolo a.C., Tarquinia, Tomba dell’Orco). E’ raffigurato anche nel momento del suo rifiuto di liberare Criseide (Agamennone rifiuta di liberare Criseide, Felice Giani, XVIII secolo, Faenza, Palazzo Milzetti, Sala delle Feste). Vedi Achille, 1.

Agar. Vedi Abramo, 3.

Agata. Martire cristiana che, secondo la tradizione, sembra sia nata a Catania nel III secolo: “Agata, fanciulla di nobile famiglia, bellissima di corpo e pura di cuore abitava a Catania e santamente venerava il Signore. Il console di Sicilia, Quinziano, uomo di bassa condizione, lussurioso, avaro e idolatra desiderava prendersi in moglie la beata vergine Agata…” (Jacopo da Varagine, Legenda aurea). Subì il martirio al tempo dell’imperatore Decio per essere cristiana e per aver rifiutato le profferte del governatore romano che la fece rinchiudere in un postribolo. Le torture a lei inflitte furono tante, compresa l’estirpazione delle mammelle che l’apostolo Pietro risanò in una sua visita alla carcerata (San Pietro visita Sant’Agata in carcere, Guglielmo Zacco, 1820, Comiso – Ragusa, Chiesa di San Leonardo; Sant’Agata visitata in carcere da San Pietro e l’Angelo, Giovanni Lanfranco, 1613-1614, Parma, Galleria Nazionale; Sant’Agata, Sebastiano Milluzzo, 1988, Roma, Chiesa dei Siciliani). Figura in numerose opere e ha, come attributo, un piatto sul quale porta i propri seni (Sant’Agata, Francisco de Zurbaràn, XVII secolo, Montpellier, Musée Fabre). Altro attributo frequente sono le cesoie che servirono ai suoi aguzzini per torturarla. Viene infatti rappresentata anche mentre subisce il taglio delle mammelle (L’iniziale D con la tortura di Sant’Agata, da un foglio ritagliato di un Antifonario, Sano di Pietro, New York, The Metropolitan Museum of Art; Martirio di Sant’Agata, Sebastiano del Piombo, 1520, Firenze, Galleria di Palazzo Pitti; Martirio di Sant’Agata, Tiepolo, Berlino, Staatliche Museen), con i tagli ai seni sanguinanti (Sant’Agata, dalla Pala di San Giovanni Battista, Jaques Durandi, 1450 ca., Nizza, Musée des Beaux-Arts), o mentre si copre le ferite con un panno (Sant’Agata, Francesco Guarini, 1640, Napoli, Museo di San Martino). Può essere raffigurata davanti al console: “Allora Quinziano si fece portare davanti Agata…Comandò allora Quinziano che le fossero torti i seni e dopo questa tortura le fossero strappati.” (Jacopo da Varagine, Legenda aurea), (Agata davanti a Quinziano, Bottega di Francesco Guarini, XVII secolo, Solofra, Chiesa di Sant’Agata Irpina).

Agilulfo. Fu duca di Torino e re dei Longobardi dal 591 al 615. Successe ad Autari di cui sposò la moglie Teodolinda. Combattè contro i duchi ribelli, gli esarchi di Ravenna e contro i Bizantini. Si convertì dall’arianesimo e favorì il cristianesimo. E’ raffigurato in abiti regali, sontuosi, con soldati e dignitari (Trionfo di re Agilulfo, 591-616, Firenze, Museo Nazionale del Bargello), e a tavola con la regina Teodolinda ed altri (Banchetto nuziale, dalle storie della regina Teodolinda, Famiglia degli Zavattari, 1444, Monza, Duomo).

Aglauro. Vedi Mercurio.

 

 

 

 

Caccia. Attività dell’uomo consistente nella cattura di animali soprattutto per il suo sostentamento. Il tema è rappresentato fin dall’arte antica (La caccia all’ippopotamo, V dinastia, 2465-2323 a.C., rilievo dipinto, Necropoli di Saqqàra, Mastaba di Ty; Caccia a un cervide, età del ferro, incisione rupestre, Val Camònica, Roccia di Naquane; Scena di caccia e pesca, 530-520 a.C., Tarquinia, Tomba della Caccia e della pesca; Scene di caccia, IV secolo, Piazza Armerina – Enna, Villa del Casale, Dieta della piccola caccia; Scene di caccia grossa, IV secolo, Piazza Armerina – Enna, Villa del Casale, Ambulacro della Grande caccia; Caccia al cinghiale, Giovannino de’ Grassi, Dal Taccuino della Biblioteca Civica, XIV secolo, Bergamo; Caccia, Paolo Uccello, tempera su tavola, 1460, Oxfordf, Ashmolearn Museum; La caccia al gatto selvatico, Giovanni di Bastiano Sconditi, arazzo su cartone dello Stradano, 1567 ca., Firenze, in deposito presso la Soprintendenza per i Beni Artistici e Storici; La caccia con l’arco in laguna, Pietro Longhi, 1760 ca., olio su tela, Venezia, Pinacoteca Querini-Stampalia; La caccia alla lepre, Pietro Longhi, metà del XVIII secolo, olio su tela, Venezia, Pinacoteca Quercini-Stampalia; La preparazione dei fucili (La caccia in botte, II), Pietro Longhi, ante 1765-70, olio su tela,Venezia, Pinacoteca Quercini-Stampalia; Vedi Adone; Atteone; Cacciatore; Cefalo e Procri; Cervo; Diana, 1; Falco; Eustachio; Meleagro; Uberto.

Cacciagione. Rappresentazione di animali selvatici in scene di genere popolare, mitologiche e di natura morta (Natura morta con oca, pollame, cacciagione, Jacopo da Empoli, 1624, olio su tela, Firenze, Galleria degli Uffizi; Natura morta con tacchino, lepre, cacciagione, Jacopo da Empoli, 1621, olio su tela, Firenze, Galleria degli Uffizi; Natura morta con cane e cacciagione, Jan Fyt, XVII secolo, olio su tela, Venezia, Gallerie dell’Accademia). Vedi Bodegòn; Caccia; Cacciatore, Natura morta; Xenium.

 

Cacciata dal Paradiso Terrestre. Vedi Adamo ed Eva, 5.

Cacciata dei mercanti dal Tempio. Vedi Cristo scaccia i mercanti dal Tempio.

Cacciata di Gioacchino dal Tempio. Vedi Gioacchino, 1.

 

Cacciatore. Persona dedita alla caccia di animali, armato di lancia e frecce nell’antichità e di fucile in tempi moderni. E’ molto rappresentato nella pittura dalla preistoria ad oggi. Vedi Adone; Atalanta; Atteone; Caccia; Cefalo e Procri; Cervo; Diana, 1; Falco; Eustachio; Meleagro; Uberto.

 

Caco. Vedi Ercole, 20.

 

Cadavre exquis. (Cadavere squisito). Vedi Gioco del Cadavre exquis.

 

Cadmo. Mitico eroe greco figlio di Agenore e di Telefassa, fratello di Europa, fondatore della città di Tebe.

Si narra che, consigliato dall’oracolo di Delfi seguì una giovenca che egli doveva sacrificare nel luogo in cui avrebbe dovuto fondare una città. Arrivato sul posto Cadmo mandò i propri compagni a prendere dell’acqua ad una fonte vicina ma questi non fecero ritorno per cui, l’eroe, si recò alla fonte e trovò tutti i suoi compagni morti, uccisi da un drago che custodiva la fonte stessa. Cadmo affrontò il mostro e lo uccise seminando i suoi denti, su suggerimento della dea Minerva, dai quali spuntarono molti uomini armati che si combatterono tra di loro uccidendosi. Ne rimasero soltanto cinque che aiutarono Cadmo a portare a termine il suo progetto di fondare una città. Il personaggio è raffigurato nell’atto di seminare i denti del drago (Cadmo, Antonio Pellegrini, 1708 ca., Mira – Venezia, Villa Alessandri-Furegon Fontana), o mentre combatte il drago che può avere ali o più teste, davanti alla caverna (Cadmo uccide il drago, Hendrick Goltzius, Kolding, Museet pa Koldinghus).

 

Fabiano. “Fabiano era un cittadino romano: ed ecco che un papa venne a morte e tutto il popolo si riunì per eleggerne un altro. Si confuse alla folla anche Fabiano perché voleva sapere l’esito di tale elezione. Ma una candida colomba discese sulla sua testa onde tutti presi da meraviglia lo elessero papa…Papa Fabiano subì il martirio nell’anno 253: dopo tredici anni di pontificato. Per ordine di Decio gli fu troncata la testa.” (Jacopo da Varagine, Legenda aurea). E’ raffigurato con gli abiti pontificali, il triregno, la croce pastorale con tre traverse e con la colomba bianca sopra la testa, suo attributo (Madonna col Bambino in gloria, san Fabiano papa e san Sebastiano, Pittore di ambiente senese, 1620 ca., Montemerano – Grosseto, Chiesa di San Giorgio). A volte ha in mano soltanto il libro (Madonna col Bambino e Santi, Giovanni di Bartolomeo Alberti, 1537, Castiglion D’Orcia – Siena, Chiesa dei Santi Stefano e Degna).

 

Fabbro. Vedi Fucina; Vulcano.

 

Falce. Attrezzo agricolo formato da una lama metallica ad arco, fornita di piccoli denti, inserita in un lungo manico di legno. Serve per tagliare l’erba. Compare nei temi delle Quattro Stagioni (Contadini al lavoro, Le Stagioni, pagina miniata di un codice cassinese, XI secolo, Montecassino, Abbazia) e dei Mesi (Ciclo dei mesi: Luglio, Maestro Wengeslao, XV secolo, Trento, Castello del Buonconsiglio). Simbolicamente, la falce, ha il significato del taglio della vita: anche la Morte reca una falce (Trionfo della Morte, Buonamico Buffalmacco (attr.), 1335-1340, Pisa, Camposanto monumentale; I sette vizi capitali, Otto Dix, 1933, Hemmenhofer, già proprietà dell’artista). Vedi Falcetto; Morte.

 

Falcetto. Piccola falce composta da una lama metallica molto curva, con la parte interna seghettata ed inserita in una impugnatura di legno (Il mese di Giugno, dal Codice “Officium Beatae Mariae Virginis Andrea de’ Bartoli, 1350-1360, Forlì, Biblioteca Comunale; Ciclo dei mesi, XIV-XV secolo, Trento, Castello del Buonconsiglio; La segala, dal Theatrum sanitas, XIV secolo, Roma, Biblioteca Casanotense; Miracolo di Santa Chiara, Lorenzo Lotto, 1524, Trescore, Villa Suardi; Estate, Jean-Antoine Watteau, 1710 ca., Washington, National Gallery of Art). Viene rappresentata con lo stesso significato della falce. Compare spesso, con valore politico-simbolico, nelle raffigurazioni artistiche dei Paesi dell’Est Europeo (Monumento all’Operaio, V.I. Muhina, Mosca). Vedi Falce.

 

Falco. Genere di Uccelli Falconidi Falconini (Falco), rapace, con ali lunghe e appuntite, becco robusto, zampe corte corredate da possenti artigli. E’ capace di arrivare sulla preda e ad ucciderla piombando dall’alto a grandissima velocità. Vive in quasi tutti i continenti. Nel Medioevo si allevava anche per la caccia. E’ raffigurato in mano o vicino agli uomini e a personaggi storici (Falchi posati, dal codice del “De arte venandi cum avibus”, 1265 ca., Roma, Biblioteca Vaticana; Gli effetti del Buon Governo, Ambrogio Lorenzetti, XIV secolo, Siena, Palazzo Pubblico) o in mano a figure maschili e femminili (Donna seduta col cane e col falcone, Autore ignoto, 1400-1410, Parigi, Museo del Louvre).

Il falco è anche un racconto di La Fontaine che narra di una vedova che chiede al suo amante, che era andato in rovina per causa sua, di darle il falco, l’unica cosa che gli era rimasta. L’uomo risponde che il volatile era stata la loro cena e la bella donna, apprezzando la dedizione del giovane, finalmente si concede a lui. L’iconografia vede i due a tavola in un ambiente rustico con un camino nello sfondo, un cane e un gatto (Il falco, Pierre Subleyras, 1732-1741, Parigi, Museo del Louvre).

 

Falegname. Vedi Giuseppe sposo di Maria; Noè, 1.

 

Fama. E’ raffigurata dall’antichità con una figura femminile alata ed è messa in relazione con personaggi storici: “…fuori dell’oblio / lo porterà / con ala indistruttibile la Fama.” (Orazio, Carmi, Libro II, II, 6-8). Nell’iconografia è riconoscibile dal suo attributo: la tromba, uno strumento musicale lungo e diritto (La Fama, A. Coysevox, Parigi, Place de la Concorde; Ritratto del principe-vescovo Carl Philipp von Greiffenklau, Giovan Battista Tiepolo, 1753, affresco, Wurzburg – Germania, Residenz; I Condottieri prescelti dalla Fama, Scheggia, Firenze, Museo del Palazzo Davanzati). Vedi Trionfo, 15.

 

Faretra. Contenitore di frecce. E’ attributo dei personaggi antichi rappresentati come cacciatori. Vedi Cupido; Diana, 1; Meleagro.

 

 

Naiade. Personaggio della mitologia classica, ninfa delle acque: del mare, dei fiumi e delle fonti. Una delle tante figlie di Nereo e di Dòride chiamate, per questo, anche Nerèidi e Dòridi. Compare insieme ad altri personaggi marini: Centauri, Tritoni, ecc. e al dio Poseidon (Nettuno): “…Naiadi marine, / con allegria di fanciulle, ora solcano quel mare / che un tempo temevano. Nate sulle dure rocce di montagna, / ora si fanno cullare dai flutti, incuranti di dove vengono. / Ma non avendo scordato i tanti pericoli patiti / sul mare in tempesta, spesso sorreggono con le mani le navi / che rischiano d’affondare, purché non trasportino Achei…Accanto al tempio di Giano, dove scorreva / una fonte freschissima, / vivevano le Naiadi d’Ausonia.” (Ovidio, Metamorfosi, Libro XIV, 556-786). Si trova raffigurata nelle opere a carattere mitologico (Fonte di Piazza, Bartolomeo Ammannati, 1563-1577, Firenze, Piazza della Signoria). Un mondo che rivive, talvolta, anche nell’arte moderna (Il gioco delle naiadi, Arnold Boecklin, XIX secolo, Basilea, Kunstmuseum). Vedi Anfitrite; Centauro marino; Galatea; Nereide; Polifemo; Sirena; Tritone.

 

Nano. Figura umana, maschile o femminile, che ha statura notevolmente inferiore rispetto a quella normale. Una persona deformata dal nanismo appare buffa e più suscitare il senso del ridicolo ma anche tanta simpatia. Nell’arte la rappresentazione di questo personaggio è abbastanza usata soprattutto in temi storici e nei ritratti di nobili famiglie che tenevano qualche nano come collaboratore domestico o persona di compagnia (La corte di Mantova, Andrea Mantegna, XV secolo, affresco, Mantova, Palazzo Ducale, Camera degli Sposi; Le nozze di Ester ed Assuero, Giorgio Vasari, XVI secolo, Arezzo, Museo Medioevale e Moderno; Ritratto di gentildonna con nano, Pieter Paul Rubens, 1606 ca., olio su tela, Kingston Lacy, National Trust; Las Meninas, Diego Velazquez, 1656, olio su tela, Madrid, Museo del Prado; Ritratto del buffone Sebastian de Morra, Diego Velàzquez, 1545 ca., olio su tela, Madrid, Museo del Prado).

Compare qualche volta anche nei temi religiosi (Ritrovamento di Mosè, Paolo Veronese, XVI secolo, Madrid, Museo del Prado). La raffigurazione di nani e di buffoni, nel Rinascimento non era permesso nelle scene a carattere sacro. Il 18 luglio del 1573 Paolo Veronese fu chiamato a comparire davanti al Tribunale dell’Inquisizione perché accusato di aver dipinto un’opera sul tema dell’Ultima Cena con la quale proclamava la sua autonomia e libertà nell’inserire, all’interno della composizione, figure considerate irriverenti: “<<buffoni, imbriachi, Thodeschi, nani et simili scurrilità>>” (Piero Adorno, L’arte italiana, Volume secondo, Tomo secondo), come risulta dal verbale del processo che si concluse con l’imposizione all’artista di eliminare qualche figura e di cambiare il titolo del quadro che fu chiamato “Il festino in casa di Levi” (Il festino in casa di Levi, Paolo Veronese, 1573, olio su tela, Venezia, Gallerie dell’Accademia).

 

Narciso. Mitico giovane di assoluta bellezza, amato dalla ninfa Eco che non fu però, da lui, ricambiata: “Così di lei, così d’altre ninfe nate in mezzo alle onde o sui monti / s’era beffato Narciso, come prima d’una folla di giovani…” (Ovidio: Metamorfosi, Libro III, 402-403). Fu punito per averla respinta e per essersi innamorato della propria immagine rispecchiata nell’acqua: “…C’era una fonte limpida, dalle acque argentee e trasparenti, / che mai pastori, caprette portate al pascolo sui monti / o altro bestiame avevano toccato, che nessun uccello, fiera / o ramo staccatosi da un albero aveva intorbidita. /…Qui il ragazzo, spossato dalle fatiche della caccia e dal caldo, / venne a sdraiarsi, attratto dalla bellezza del posto e dalla fonte, / ma, mentre cerca di calmare la sete, un’altra sete gli nasce: / rapito nel porsi a bere dall’immagine che vede riflessa, / s’innamora d’una chimera: corpo crede ciò che solo è ombra. / Attonito fissa sé stesso e senza riuscire a staccarne gli occhi / rimane impietrito come una statua scolpita in marmo di Paro. /… Quante volte lancia inutili baci alla finzione della fonte! / Quante volte immerge in acqua le braccia per gettarle / intorno al collo che vede e che in acqua non si afferra!...” (Ovidio, Metamorfosi, Libro III, 407-429). Eco, invece, fu condannata da Giunone a ripetere la parte finale delle parole che venivano pronunciate: “Mentre spaventava i cervi per spingerli dentro le reti, / lo vide quella ninfa canora, che non sa tacere se parli, / ma nemmeno sa parlare per prima: Eco che ripete i suoni. / Allora aveva un corpo, non era voce soltanto; ma come ora, / benchè loquace, non diversamente usava la sua bocca, / non riuscendo a rimandare di molte parole che le ultime. / Questo si doveva a Giunone, perché tutte le volte che avrebbe / potuto sorprendere sui monti le ninfe stese in braccio a Giove, / quella astutamente la tratteneva con lunghi discorsi / per dare modo alle ninfe di fuggire. Quando la dea se ne accorse: / <<Di questa lingua che mi ha ingannato>>, disse, <<potrai disporre / solo in parte: ridottissimo sarà l’uso che tu potrai farne>>./ E coi fatti confermò le minacce: solo alla fine di un discorso / Eco duplica i suoni ripetendo le parole che ha udito…” (Ovidio, Metamorfosi, Libro III, 356-369). La ninfa si lasciò morire e Narciso, dopo la morte, fu mutato in un bel fiore profumato che da lui prende il nome. Fu figlio di Cefiso e di Liriope: “…La prima a saggiare l’autenticità delle sue parole / fu l’azzurra Lirìope, che Cefiso un giorno aveva spinto / in un’ansa della sua corrente, imprigionato fra le onde / e violentato. Rimasta incinta, la bellissima ninfa / partorì un bambino che sin dalla nascita suscitava amore, / e lo chiamò Narciso…più di un giovane, più di una fanciulla lo desiderava, / ma in quella tenera bellezza, v’era una superbia così ingrata, / che nessun giovane, che nessuna fanciulla mai lo toccò.” (Ovidio: Metamorfosi, Libro III, 341-355). Nella pittura Narciso viene, generalmente, rappresentato mentre guarda la sua immagine riflessa nell’acqua (Narciso, Caravaggio, 1594-1596, Roma, Galleria Nazionale d’Arte Antica); è raffigurato anche nella statuaria (Narciso, Benvenuto Cellini, 1548, Firenze, Museo Nazionale del Bargello), o in un paesaggio in cui il personaggio giace morto vicino ad un corso d’acqua e, in secondo piano, si vede Eco (Eco e Narciso, Nicolas Poussin, 1625-1627, Parigi, Museo del Louvre).

 

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