05 Sacra Famiglia

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La Sacra Famiglia o Il riposo durante la fuga in Egitto

 

la rappresentazione d’insieme dei tre personaggi: Giuseppe, Maria, il piccolo Gesù. Il tema iconografico qui rappresentato è generalmente conosciuto come “Maria Santissima delle Grazie” ma può essere, verosimilmente, una “Sacra Famiglia” e, anche, un “Riposo durante la fuga in Egitto” in quanto sono presenti tutti gli elementi utili caratterizzanti lo svolgimento di questi due temi: i tre personaggi principali riuniti, inseriti nella campagna, l’albero, l’angelo che li accompagna. Il motivo della “Sacra Famiglia” trovò sviluppo nel Rinascimento e fu affrontato da molti artisti. Le figure sono quasi sempre disposte a terra, sedute, con la Vergine che, generalmente, regge un libro in mano e Giuseppe il bastone. Con loro può esserci San Giovannino e la madre o altri santi. Nell’arte nordica il tema può svolgersi in un interno e, in questo caso, si viene a creare un’atmosfera più intima che favorisce un linguaggio atto ad esprimere particolari sentimenti interiori, a volte, non privi di una dolorosa anticipazione della morte di Cristo. “Il Riposo durante la Fuga in Egitto” è un momento di pausa per la stanchezza causata, a Giuseppe e alla sua famiglia, dal lungo viaggio verso quella Terra. Il tema è svolto sporadicamente prima del Rinascimento ma, successivamente, assumerà un grande interesse. La Madonna è seduta con il figlio in braccio o lo allatta e Giuseppe può essere in piedi vicino a lei con una fiasca in mano; è presente anche l’asinello. Ma i tre personaggi sono quasi sempre seduti sotto un albero, con l’asinello, un cane, e altre figure: il riposo di una famiglia di contadini in un ambiente semplice e naturale, apparentemente lontano dalla drammaticità della narrazione del fatto evangelico. Caravaggio, nella nota opera conservata nella Galleria Doria Pamphìli di Roma, ne fornisce una singolare interpretazione con la Madonna seduta che regge in braccio il Figlio mentre cede alla stanchezza e al sonno così come il Bambino; Giuseppe sostiene lo spartito ad un angelo che cerca di alleviare il loro disagio del lungo viaggio rallegrandoli con il suono del suo violino. A terra, nell’angolo inferiore sinistro, ci sono dipinti la bisaccia e la fiasca, oggetti importanti per la loro sopravvivenza durante il viaggio stesso. Un Vangelo apocrifo sottolinea l’importanza di una palma che nutre con i suoi datteri la Sacra Famiglia e la protegge con la sua ombra: “Il terzo giorno dopo la loro partenza accadde che Maria nel deserto si stancò per il troppo ardore del sole, e vedendo un albero di palma disse a Giuseppe: “Vorrei riposare un poco alla sua ombra”. E Giuseppe si affrettò a condurla sotto la palma e la fece scendere dalla giumenta. Appena si fu seduta, Maria, guardando la chioma della palma vide che era carica di frutti e disse a Giuseppe: “Desidererei, se fosse possibile, raccogliere di quei frutti di questa palma”.…Allora il piccolo Gesù, che con volto sorridente riposava nel grembo di sua madre, disse alla palma: “Piegati, albero, e ristora mia madre con i tuoi frutti!” E subito, a questa voce, la palma chinò la sua cima fino ai piedi di Maria, e da essa raccolsero frutti con cui tutti si saziarono”. (Vangelo dello Pseudo-Matteo, XX, 1-2). La scena, in questo caso, vede rappresentati i personaggi seduti in un paesaggio pittoresco con alle spalle un albero di palma, o San Giuseppe che si avvicina all’albero piegato per raccoglierne i frutti che pendono dai suoi rami. La grande tela della Chiesa delle Grazie, di forma ovale, è posta sopra l’altare maggiore. A sinistra la Vergine, una bella Maria Lactans, è seduta mentre allatta il Bambino che regge sulle gambe, in una posa usuale piena di umanità che appartiene ad ogni madre, un atto di amore verso il proprio figlio. Indossa il lungo vestito rosso ed è coperta dall’ampio mantello azzurro; ha i capelli divisi da una riga centrale tenuti fermi da una fascia di stoffa. Con la destra regge il Figlio e, con la sinistra, tiene il proprio seno scoperto aspettando che il Bambino riprenda a nutrirsi. Il Piccolo è rappresentato ignudo come nella tradizione iconografica e il volto della Vergine è particolarmente dolce con l’incarnato di un bel rosa caldo così come tutto il corpo del Bambino. Della Madonna del Latte (Galactotrafusa), la figura della Madre allattante, il primo esempio è considerato quello che si trova in un rilievo del Cimitero di San Sebastiano a Roma. La Donna, in questa raffigurazione della catacomba romana, sembra che allatti il Bambino ma dalla posizione delle due figure non è molto chiaro che l’atteggiamento sia proprio questo. Nel XII secolo, nella lunetta sopra il portale centrale del Duomo di San Ruffino ad Assisi, viene ripreso lo stesso soggetto che, da questo momento, si svilupperà fino a tutto il periodo che va dal XVI al XVIII secolo, documentato con opere di assoluto valore. Alla destra della Vergine, in basso vicino al lembo del mantello azzurro che tocca terra, vi è raffigurata “l’arme” della famiglia che, probabilmente, commissionò l’opera. A destra San Giuseppe, con barba scura, seduto con un libro aperto in mano e con il bastone con l’estremità fiorita appoggiato sulla sua spalla sinistra. Questo particolare si fa risalire alla tradizione secondo la quale i giovani pretendenti alla mano di Maria portarono ognuno una verga al tempio di Gerusalemme perché fiorisse. Il suo proprietario sarebbe stato scelto come sposo di Maria. Fiorì la verga di Giuseppe che ne divenne il marito: “Anche Giuseppe, gettata l’ascia, uscì per unirsi agli altri; e riunitisi si recarono al cospetto del sommo sacerdote, portando i bastoni. Costui, presi i bastoni di tutti, entrò nel santuario e pregò. Poi, terminata la preghiera, raccolse di nuovo i bastoni, uscì fuori e li restituì loro: ma non apparve su di essi alcun segno. Ma l’ultimo bastone lo prese Giuseppe, ed ecco una colomba uscì dal bastone e volò sul capo di Giuseppe: «Tu sei stato prescelto a ricevere la vergine del Signore in tua custodia!»”. (Protovangelo di Giacomo, IX, 1). La scena vede il gruppo di giovani in ginocchio dentro il tempio e le verghe poste sull’altare. In riferimento a questo episodio il bastone attributo di Giuseppe è fiorito all’estremità superiore ma, simbolicamente, vuole indicare l’Immacolata Concezione della Vergine. Indossa la tipica tunica verde e il mantello marrone che gli copre la parte inferiore del corpo. È stato fissato nella tela mentre osserva, attentamente, il gruppo di fronte a lui che diventa il fulcro della composizione anche per la luce che lo colpisce che attira l’attenzione dell’osservatore mettendo in evidenza le forme e i colori che emergono dal piano di fondo caratterizzato da un cielo sfumato nel quale, in posizione centrale, compaiono tre cherubini. Alle spalle dei personaggi principali, in primo piano, si intravedono due angeli provvisti di grandi ali che osservano la scena davanti a loro. Un paesaggio con una montagna in lontananza, degli alberi e delle rocce, costituiscono il fondale sul quale sono ambientate le figure. L’opera fu realizzata dal pittore palermitano Giuseppe Crestadoro verso la fine del XVIII secolo.

 

 

 

 

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