05. Premessa

...A proposito di arte ...

 

Premessa

 

“…Poiché Comiso è una città-teatro,

un carro di Tespi ambulante, arenatosi,

come una paranza di Donnalucata,

sul primo dosso asciutto che s’è trovato davanti…”.

 

(Gesualdo Bufalino, La luce e il lutto, in Opere 1981-1988)

 

 

Una salutare “pocciata”, come direbbero in Toscana, una boccata di latte dal seno o, addirittura, un rientro nel grembo materno dopo mezzo secolo di vita vissuta lontano dal “Paese”. Avere assecondato i desideri e le aspettative che spingono molti giovani ad andare lontano, viaggiare per conoscere altre genti e altre culture con quella voglia di imparare, di affrancarsi dalle usanze e dalle tradizioni considerate, erroneamente, un limite, un freno a quella inarrestabile voglia di nuovo, di quella “Terra tra gl’Iblei e il mare”, come recitava il titolo di una mostra di pittura organizzata, qualche tempo fa, dalla Fondazione Gesualdo Bufalino, parole tanto care al grande scrittore comisano. Allontanarsi, finalmente, da quel quadrato una volta lastricato in pietra calcarea locale, il “salotto buono”, che ti teneva “imprigionato” e dal quale era difficile distaccarsi; un sentimento forte che così fece esprimere Bufalino: “…

Ma per noi che qui siamo nati, e qui viviamo, è come se Nord e Sud, Est ed Ovest non esistessero: il centro della nostra piazza è il cuore spalancato della rosa dei venti, l’ombelico e il polo solitario dell’universo…” (Gesualdo Bufalino, La luce e il lutto, in Opere 1981-1988). E ancora: “Si suole dire fra noi per celia che la piazza di Comiso è la copia conforme del cortile di San Vittore (salvo che da San Vittore si scappa più facilmente)” (Gesualdo Bufalino, Comiso viva).

Gli studi continuati a Perugia e le lunghe passeggiate per il Corso Vannucci della città umbra a discutere di arte, il primo contatto con il mondo del lavoro nei pressi di Palazzo Pitti a Firenze, gli anni passati in un altopiano fra la Barbagia e il mare verde della Costa Smeralda, in quell’Isola misteriosa e fantastica, fino ad approdare sull’Amiata, la verde Montagna collocata tra la Maremma Grossetana e le Crete Senesi.

E poi il ritorno, frequente ma non definitivo, un legame mai allentato, per approfondire le conoscenze di quel mondo molti anni prima volontariamente lasciato. Un pretesto utile per intraprendere un percorso di studio nella cultura artistica di Comiso, soprattutto nei suoi edifici religiosi che la ricostruzione del dopo terremoto, il disastroso sisma che sconvolse la vita siciliana nel 1693, ha restituito alla Città nella loro maestosità e splendore. Un viaggio nell’architettura: le due chiese maggiori e altre, numerose, non meno importanti, preziosi scrigni, contenitori di opere plastiche e pittoriche di grande interesse artistico e nelle personalità conosciute e meno note, che le hanno realizzate. Un impegno importante e dovuto ad una Città che, nel tempo, ha dato all’arte figurativa, alla letteratura e alla cultura tutta, personaggi e opere di primissimo piano che hanno conferito lustro ad una Terra piena di storia e di straordinaria bellezza, una fucina di artisti che hanno raggiunto alte vette nel loro campo e tanti altri, giovani con tante speranze o con un futuro sicuro, proiettati nell’ambiente complesso, affollato e difficile della figuratività.

Un itinerario pittorico, un approfondimento che spero possa essere utile a chi vuole stabilire un rapporto più forte e consapevole con l’arte della nostra Città.

Sono stati qui presi in esame solo, considerato il rilevante numero di opere d’arte, cinquanta dei numerosi quadri custoditi negli edifici di culto che tanta meraviglia hanno suscitato ai nostri occhi già dall’infanzia dei quali non conoscevamo la storia né, tantomeno, i valori formali strettamente artistici ma che a noi sembravano i risultati irraggiungibili di sconosciuti pittori che avevano nel tempo contribuito ad abbellire le nostre chiese.

Ogni opera è stata, quindi, studiata per approfondirne la conoscenza al fine di fornire, al fruitore, tutti gli strumenti possibili, indispensabili per un’adeguata analisi dei singoli dipinti con particolare riferimento all’aspetto iconografico e iconologico, per stabilire, cioè, un contatto di sostanza e non una descrizione superficiale dei temi in esse rappresentati che lascerebbe le coscienze lontane dall’obiettivo principale che è quello della piena comprensione delle opere stesse.

 

L’Autore

 

© 2015 - by Donatello Corallo - E-mail: webmaster@apropositodiarte.it