08. Presentazione

...A proposito di arte ...

 

Presentazione

 

Tutte le volte che Giombattista Corallo inizia un’opera sul significato dell’arte nella società, lo fa col fascino della novità e vi penetra sino in fondo, quale attento studioso e “archeologo”, sino a far emergere il calore e la passione profuse dagli artisti d’ogni tempo. Come loro, col presente lavoro, “Andar per quadri - Dalla Maremma alla Val d’Orcia”, l’autore intende essere un testimone del prezioso bene storico-culturale registrato nel corso delle ricorrenti peregrinazioni. Una registrazione che è anche una forma di godimento delle opere, le quali hanno permesso di porre allo scoperto le ragioni formali, le loro connessioni, il simbolismo - che lo costringono a un continuo rimando alle grandi opere del passato -, il senso della scelta prospettica, la tenuta del colore, l’importanza del segno, e così via. Quanto è offerto al lettore, si potrebbe considerare il prolungamento di un viaggio che a iniziare da Arte nell’Amiata del 1999, passando per Il Castellodi Latera e i suoi rapporti con la Famiglia Farnese e con l’Abbazia di San Salvatore al Monte Amiata del 2004, e A proposito di Arte del 2008, giunge al presente traguardo. Ma si potrebbe considerare anche un percorso di lettura che da Il disegno dei bambini del 2000 raggiunge l’apice nel poderoso ed eccezionale fascino dei luoghi illuminati dalla luce della natura e dello spirito dalla Maremma Grossetana alla Val d’Orcia. Un viaggio attento e scrupoloso, che cataloga con acuta e approfondita riflessione e consapevolezza culturale, la dimensione spirituale contenuta nelle opere conservate all’interno delle piccole chiese, e che hanno permesso di definire il Centro meridionale della Toscana, un “laboratorio teatrale” in cui si è posto in scena molta parte della storia dell’arte sacra.

Parlare di “arte sacra” oggi è piuttosto fuori moda, considerato quanto si è determinato con l’avvento dell’arte moderna e contemporanea. Se nell’arte antica il sacro investiva il pensiero, la vita della società, oltre l’oggetto che lo rappresentava, in quella contemporanea si delinea una netta divergenza tra soggetto e oggetto: decaduto il bisogno, il sentimento e la vocazione del sacro, non vi è più necessità di porsi al suo servizio. In una società, infatti, che ha perso il senso del “sacro”, perché ottenebrata dalle molteplici forme di speculazioni materialistiche e globalistiche, continuare a mantenerne vivo il pensiero è del tutto fuori luogo. Il ribaltamento dei ruoli che ne è derivato ha portato l’arte non più al servizio del “sacro” ma il “sacro” che, servendosi dell’arte, fa di essa un’indagine sulle capacità comunicative. Ribaltato il problema, il “sacro” si trasforma in una ridefinizione dell’arte e le sue possibilità di rendere visibile l’invisibile. Il “viaggio” intrapreso da Corallo, perciò, riporta il lettore alle reali comprensioni del fenomeno liturgico (e teologico), quando l’arte, appunto, se ne serviva per comunicare il legame col divino. Riprendere tale percorso, recuperare i valori sentimentali di una società che ha fondato la propria sopravvivenza sulla presenza dello Spirito nella vita, non vuol dire tornare al passato ma farne memoria perché il “sacro” non esca dalla scena.

Seppure la lettura accurata dei luoghi e delle opere possa apparire una forma di “antologia dell’arte”, il percorso descritto è un vero panorama di poesia spirituale, che l’autore espone non trasgredendo l’utilità del patrimonio religioso documentato. Il punto qualificante, come conferma la parte introduttiva, è l’analisi delle tecniche legate alla produzione artistica del territorio, che va dalla pittura su tavola all’affresco; dalla terracotta invetriata all’intaglio su legno; dal pastello al bronzo, e così via. È in questa parte che si evidenzia in maggior misura la necessità di far partecipe il lettore dell’indagine dell’opera mediante una campionatura piuttosto indicativa di quanto è riuscito a sopravvivere superando le difficoltà che hanno segnato la storia del nostro paese.

Andar per quadri è un’opera che rende fruibile un tesoro di straordinaria bellezza fisica e spirituale, sovente trascurato per insensibilità e disinteresse mercantile. Con Corallo, tale patrimonio “nascosto” ai molti, è posto allo scoperto, a illuminare le coscienze e fornire ai futuri storici materiale adeguato per una più intensa conoscenza dell’arte che dal Medioevo è giunta a noi. Un modo anche per apprezzare i rapporti e le influenze tra gli artisti che hanno operato in quest’ampio territorio, e percepire, nella corposità delle opere descritte, la necessità di superare le reazioni locali e attuare una rete di contatti con i diversi linguaggi. Sotto tale aspetto l’opera rappresenta una vera rarità culturale.

Eugenio Giannì

 

Perugia, maggio 2017

 

 

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