02. Presentazione

...A proposito di arte ...

 

Presentazione

 

Quando nel 1946 Picasso, visitando una mostra di disegni realizzati dai bambini di una scuola elementare, affermava davanti a degli amici:

“Quando avevo la loro età, io dipingevo come Raffaello. Mi ci sono voluti anni e anni per imparare a disegnare come questi bambini”

certamente non pensava né di porre le basi di una ridefinizione del disegno infantile né di indurre a un cauto giudizio sul modo di interpretare la forma artistica. E’ noto, infatti, l’erroneo pensiero espresso da Hegel sull’arte egiziana, definita infantile non per la relazione che essa può suscitare con quella dei bambini quanto per l’incapacità degli artisti di applicare regole prospettiche di natura scientifica. Si deve però all’insegnamento di Herbert Read il maggior contributo allo studio del disegno infantile con Education trough Art (pubblicato a Londra nel 1943 e subito tradotto nelle varie lingue), quasi sempre abbandonato agli interessi analitici degli psicologi e reso impenetrabile alla maggioranza degli interessati, e la comprensione del senso profondo che tale linguaggio riveste nel rapporto di comunicazione con l’adulto. Un’importante apertura, non soltanto nei riguardi degli educatori ma anche degli stessi genitori, nella maggioranza dei casi disorientati di fronte a simili manifestazioni “artistiche”.

Il lavoro che Giombattista Corallo presenta, in questa elaborata analisi, va oltre le indicazioni teoriche e psicologiche degli studiosi, non tanto per l’interesse rivolto verso i genitori ma perché se l’adulto non è in grado di fornire un aiuto allo sviluppo del bambino sin dalla sua prima fase, quella dello scarabocchio, per poi continuare nella ripresa artistica, non potrà pensare neppure di potersi inserire all’interno di un sistema di comunicazione dove la capacità di lettura del disegno è fondamentale. Non è un caso se l’autore, nel rivolgersi al lettore, chiede un impegno continuo nel seguire le varie tappe dell’esperienza grafica senza però intervenire direttamente sull’elaborato per non alterarne la genuinità. Un presupposto importante se si desidera che la “spontaneità” rimanga un fatto soggettivo.

Poiché il principio dell’espressione grafica è legato allo sviluppo del bambino, l’autore tiene a rapportare tale crescita alla conoscenza che l’adulto è chiamato ad avere nei riguardi del mondo dell’arte in generale. Si origina da questo presupposto la volontà di far precedere l’argomento di base da una analisi delle opere degli artisti “storici” per giungere poi a concreti esempi di arte infantile. La scelta operativa non è casuale, se si pensa che la ragione dell’opera risiede nella volontà di fornire un’adeguata conoscenza e di impedire interventi correttivi là dove si crede di individuare una distorsione formativa. Ciò non sottintende, ovviamente, l’allontanamento dell’educatore ma, al contrario, un continuo impegno mediante proposte di nuove tecniche e nuovi materiali da sperimentare. Contribuire allo sviluppo della conoscenza è infatti possibile solo se si è in grado di fornire adeguati stimoli e gratificazioni anche di tipo verbale.

L’opera, corredata da grafici in b/n e a colori, costituisce senza dubbio uno strumento di studio di notevole portata. Il confronto che infatti troviamo fra i disegni dei bambini non vuole rappresentare semplicemente una forma di comparazione per valutare la loro diversa personalità ma un metodo di indagine per far emergere le ragioni che portano a prediligere alcune visioni piuttosto che altre.

All’autore non sfugge, perciò, l’importanza che riveste in questa fase delicata l’educatore. Su di lui è impermiata buona parte della trattazione, poiché può rappresentare un valido aiuto ma anche un impenetrabile muro, e quando ciò succede o si determina un progressivo sviluppo delle capacità grafiche o un totale disinteressamento al disegno. E poiché risulta un medium insostituibile, è bene che si prodighi a un’intesa col bambino che vada al di là della semplice comprensione, evitando l’imposizione di regole o di metodi che potrebbero favorire la formazione di gravi anomalie nel processo di apprendimento.

Eugenio Giannì

 

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