01. Testo

...A proposito di arte ...

 

Le ragioni di una mostra

 

Un importante evento artistico al Castello Aldobrandesco

Ci si può chiedere il perché di una mostra d’Arte Contemporanea ad Arcidosso. Chi non c’è mai stato può considerare il paese fuori dai contesti deputati a svolgere attività espositiva di rilievo in quanto lontano dalle città nelle quali, per i cittadini e i visitatori, recarsi ad una mostra è cosa di tutti i giorni, ma chi è passato almeno una volta da queste parti, si è accorto che qui l’arte, per certi aspetti, è di casa e trova facilmente i motivi che giustificano una iniziativa di questo genere.

Prima di tutto la natura che da sempre, nel territorio, si propone con originali forme plastiche e straordinaria ricchezza di colore: la cima della Montagna che si eleva sulle vallate circostanti, gli spuntoni di roccia che emergono nel folto dei boschi, i tronchi dei castagni che i secoli hanno spontaneamente, a volte con rabbia, modellato, il verde e i fiori dei campi; un vero laboratorio di artista di grande talento.

E le chiese, veri musei: artistici contenitori a custodia di antiche e importanti pitture. Francesco Vanni, Ventura Salimbeni, Bartolomeo Neroni (il Riccio), senesi, e la “locale” famiglia Nasini, Francesco e Giuseppe Nicola, per ricordare solo i più grandi, tutti artefici della storia dell’arte amiatina del Rinascimento e dei secoli immediatamente successivi.

Ma, se l’ambiente, naturalisticamente suggestivo, abbastanza rispettato dall’uomo, e l’arte di un certo passato storico occupano nel posto un significativo rilievo, lo stesso non si può dire dell’Arte Moderna e Contemporanea. Manca, nella cultura figurativa del Monte Amiata, quella continuità la cui soluzione ha impedito una convinta e sensibile affermazione di Arcidosso anche in questo campo.

Ci sono state, in verità, qualche decennio fa, proposte di ampio respiro e di assoluto interesse internazionale. Si pensi ad alcune grandi mostre dei primi anni Novanta nelle quali le opere di Daniel Spoerri, Jean Tinguely, Niki de Saint Phalle e tanti altri, che, se è vero che hanno suscitato in molti fruitori non bene informati molte perplessità, hanno però portato una vera, piena, boccata di ossigeno a coloro che masticano l’arte quotidianamente.

La mostra che quest’anno è stata allestita nei locali del Castello Aldobrandesco, una struttura storicamente importante per il paese e non solo, in grado di valorizzare ulteriormente artisti e opere, vuole riprendere il discorso su un certo tipo di arte di qualità, espressione della cultura dei nostri giorni, purtroppo interrotto da alcuni anni. E’ solo l’inizio di un progetto che potrebbe trovare lo sviluppo adeguato ed affiancarsi alle manifestazioni che da tempo si svolgono con successo nel comprensorio, iniziative che fino ad ora hanno dato la precedenza ai linguaggi teatrale e musicale lasciando uno spazio limitato alle arti figurative.

Non è un sogno ma una possibilità reale che, se verrà promossa e organizzata con sistematicità e passione, nel futuro, potrà contribuire all’inserimento di Arcidosso in un percorso di altissimo livello artistico, in un itinerario che ha nel “Giardino dei Tarocchi” di Niki de Saint Phalle nella maremma di Capalbio e nel “Giardino di Daniel Spoerri” di Seggiano, due importanti luoghi di fruizione-azione dell’opera d’Arte Contemporanea, con ripercussioni culturali e turistiche molto vantaggiose per l’intero territorio.

In questa prospettiva, la collaborazione che l’Amministrazione Comunale ha iniziato con il prof. Eugenio Giannì, può essere la strada per la realizzazione del progetto.

La mostra dal titolo “Stati alterati”, è stata allestita nei piani superiori del castello e comprendeva circa cinquanta opere pittoriche di tre artisti la cui ricerca si sviluppa sulla scia dei grandi movimenti e delle grandi personalità del Novecento a partire da Picasso fino al Surrealismo e alle esperienze successive, rielaborate però, con un linguaggio personale e originale che consente nuovi risultati formali di notevole interesse artistico.

Sergio Poddighe vive ad Arezzo dove insegna Discipline Pittoriche presso il locale Istituto Statale d’Arte. Nella sua pittura sono presenti figure umane meccaniche, scheletri e animali, un insieme che al primo impatto può sembrare ostile, drammatico, negativo ma da cui traspare una certa fiducia nel futuro e un chiaro desiderio di vita: l’uomo, alla fine, trionfa su tutto ciò che “umano” non è. Una natura di origine onirica che si presenta agli occhi disincantati dell’artista per essere tradotta e, con qualche sforzo, riabilitata e accettata.

Sofia Rocchetti vive ed opera a Perugia. La sua esperienza pittorica è basata sulla decisa reazione ad un mondo che l’artista umbra non sente come suo, nel quale non si riconosce perché alterato e mistificato e che deve essere ripulito ad ogni costo e riportato alla purezza che gli è propria. Il suo costante impegno va in questa direzione che rimane il suo progetto, il suo obiettivo. Le forme, realizzate con una “prospettiva ravvicinata”, ingrandiscono a dismisura, con effetti fotografici, certi particolari che diventano il veicolo di stati d’animo derivanti da una realtà apparentemente ambigua e stridente ma che rivela, dopo un’attenta analisi, la capacità dell’artista di incanalare, con grande autorità, questa realtà che viene da lei ricondotta entro i termini della sua innegabile speranza.

Placido Scandurra proviene dall’ambiente romano dove svolge anche la sua attività d’insegnante. La sua ricerca evidenzia un ritorno a forme archetipiche, primordiali, immerse nella luce e nel colore mediterranei che rivelano la sua origine siciliana, che si ripresentano nella sua memoria con naturale spontaneità e con straordinaria ricchezza fantastica; valori formali in continua evoluzione e magia di effetti cromatici scaturiti da un sottosuolo spirituale ed esoterico che costituisce la base e il filo conduttore della sua filosofia. I suoi Totem viventi, i Cavalieri solitari, le Figure primarie non si ripetono mai ma si arricchiscono continuamente di elementi nuovi provenienti da “lontano”, da un mondo in cui il sogno è lo stato principale che l’artista riesce però, naturalmente, a dominare e a razionalizzare.

Così il prof. Giannì, curatore dell’iniziativa, si esprime nel catalogo pubblicato per l’occasione, a proposito del titolo della mostra stessa: “L’artista vive, infatti, nel coagulo di un insieme alterato, nel ’trasporto’ tra un’opera e l’altra, nel tempo delle scelte e del turbamento…Ogni momento, così come ogni ’movimento’, è in fondo la conseguenza di uno stato d’alterazione che può risolversi nel conseguimento dell’armonia ma anche della disarmonia, implosiva o esplosiva che sia, se non coordinata e sottoposta al potere catartico dell’Arte. La potenza della creatività sta, difatti, nel sottrarre al caos gli aspetti formali dell’alterazione, di plasmarlo secondo l’ordine dello spirito. Essa si origina, se vogliamo, per necessità dell’Arte; anzi è la sua ragione. Ogni artista è chiamato a lasciare il segno della sua Alterazione. La produzione di un’opera è il frutto di tale alterità. Si deve agli stati alterati la rinuncia ad ogni cosa, pur di vivere il momento della creazione pienamente ed intensamente. A questo turbamento, psichico e spirituale, dobbiamo anche la ragione per cui oggi parliamo di Arte e ci sentiamo trascinati nel torrente dell’esperienza di quanti sono riusciti a coinvolgerci nel dramma della loro esistenza”.

E continua, riferendosi ai tre artisti:

“Frutto di uno stato alterato è la ricerca pittorica di Sergio Poddighe, volta alla febbrile affermazione dell’individualità, alla provocatoria - seppur affascinante - dualità tra vita e morte, all’ossessione del mistero che ha fatto degli uomini angeli e demoni.

Frutto di uno stato alterato, anzi di rabbia coatta, l’arte di Sofia Rocchetti: aggressiva, fortemente incisiva, implacabile, senza respiro, seppure adombrata da una fantastica visione onirica.

Conseguenza di un’alterazione gli Archetipi di Placido Scandurra, dai quali traspare un mondo d’ineguagliabile fantasia, lacerato da turbamenti e passioni che hanno segnato l’artista nella vita e nello spirito”.

 

La mostra è rimasta aperta al pubblico dal 15 al 31 Luglio.

Giombattista Corallo

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