05. Testo

...A proposito di arte ...

 

Esperienze Parallele

 

Il “Collettivo BAI” in terra di Toscana

 

La scuola, l’ambiente che li ha fatti conoscere e li ha messi in contatto, gli stessi maestri, locali o venuti da lontano, e quella immensa volontà di riuscire ad emularli e, perché no, a superarli, come nella migliore tradizione della letteratura artistica. L’inizio di un percorso che li porta a fare arte “sul serio”, un unico obiettivo che poteva allora sembrare un miraggio: emergere in un mondo affollato, in quella difficile aspettativa che era per loro una forte, indispensabile ragione di vita.

Gli studi continuati nella stessa città di nascita, Comiso, o a Firenze, Perugia, Roma, Torino, Milano che hanno permesso rapporti con l’esterno, di vitale importanza per la loro ricerca che non ha conosciuto ancora soste. E poi l’apertura di laboratori in comune dove hanno potuto lavorare a stretto contatto di gomito facendo ognuno la propria strada verso una particolare, singolare ricerca estetica e raggiungere una autonomia di linguaggio senza subire l’esperienza degli altri, anzi facendone tesoro, una boccata di aria salubre, un arricchimento che ha consentito a tutti di andare avanti senza esitazioni, sicuri di avere negli altri un appoggio, un incoraggiamento o una critica costruttiva che poteva permettere di proseguire in un cammino difficile ma non impercorribile verso una meta che non era poi irraggiungibile.

E l’amicizia così si rinsaldava, l’attività artistica non si distingueva più dai veri, profondi, rapporti umani sviluppati e rafforzati quotidianamente e ancora oggi, come allora, ben stretti.

Le esperienze fatte negli “Studi” di via Magenta (1962), di via Adamo, Pico della Mirandola, Rattazzi (1963), alla Galleria “Ippari” in via Conte di Torino (1964) che fece coniare al critico ed estetologo Eugenio Giannì, il nome di “Collettivo BAI” (Bottega d’Arte Ippari), a via Ferreri laboratorio rimasto aperto fino al 1979. Luoghi nei quali la sperimentazione di materiali nuovi era all’ordine del giorno: la pietra locale, il marmo, la ceramica, il legno, il rame e l’acciaio per quanto riguarda l’esperienza plastica e tutta una ricerca cromatica con altrettanta varietà di materiali per quanto concerne la pittura.

Ma è proprio in questi anni che ognuno prende la propria via per motivi di lavoro, quasi sempre l’insegnamento ma anche una vera ed esclusiva carriera artistica che porta a nuove esperienze che dall’estremo lembo della Sicilia meridionale raggiunge, ripercorrendo quasi l’intero territorio nazionale, l’Abruzzo, la Toscana, il Lazio, l’Umbria, la Lombardia, il Friuli-Venezia Giulia, ma anche la Sardegna e poi molti Paesi Europei, dalla Francia alla Germania, alla Svezia, all’Africa del Nord: la Tunisia. Una visione a trecentosessanta gradi e l’inserimento nel vasto ambiente della ricerca figurativa internazionale a cui i “Nostri Artisti” hanno dato e continuano a fornire il loro prezioso apporto.

Ed è questa la base dalla quale parte questa iniziativa, una grande mostra nella quale la serie di una settantina di opere di pittura e di scultura testimonia l’impegno artistico di un “Collettivo” i cui risultati di un percorso artistico importante sul piano sia strettamente culturale sia su quello dell’esperienza tecnica che, partendo dalla Città siciliana che li ha visti molto giovani, all’inizio del loro cammino nella ricerca figurativa che li consacra ormai artisti affermati, si sviluppa in molti ambienti di regioni italiane, che ha varcato da molto tempo, a ragione e con successo, i confini della loro Terra di origine.

Così sei scultori, Vittorio Balcone, Giovanni Di Nicola, Luigi Galofaro, Emanuele Elio Licata, Michele Licata, Giuseppe Salafia e quattro pittori, Atanasio Giuseppe Elia, Saro Lo Turco, Raffaele Romano, Gesualdo Spampinato, grazie alla collaborazione dell’Amministrazione Comunale di Arcidosso che ha reso possibile questo “incontro”, sono arrivati in Toscana, nel territorio del Monte Amiata per far conoscere, ancora una volta ad un nuovo pubblico, gli interessanti risultati della loro ricerca.

L’idea di una esposizione itinerante è partita da Comiso, con il titolo “Una scuola, una Generazione” ed è questo il significato che questi artisti vogliono dare al viaggio nella memoria dei loro primi passi nel mondo dell’arte che li vede tutti ancora uniti e impegnati con lo stesso amore e la stessa sincerità che li ha contraddistinti fin dagli esordi. Compagni di studi dagli anni Cinquanta del Ventesimo secolo per arrivare ai giorni nostri in questo percorso che da Arcidosso toccherà poi Gorizia, Gubbio, Cefalù dopo la tappa già effettuata a San Cataldo in provincia di Caltanissetta, e Tunisi.

Un contatto con l’Arte di qualità che non può che portare una ulteriore ventata di freschezza nell’ambiente culturale amiatino ormai abituato ad esperienze figurative di un certo pregio.

 

Giombattista Corallo

 

 

© 2015 - by Donatello Corallo - E-mail: webmaster@apropositodiarte.it