05. Salafia

...A proposito di arte ...

 

Giuseppe Salafia:

Se è vero che la scultura di Giuseppe Salafia rivela una certo ricordo della plastica di Henry Moore non è però la monumentalità e l’eroicità delle forme dell’artista inglese delle numerose Figure sdraiate che popolano i giardini e le piazze di molte città e le sale di tanti musei del mondo, bensì quell’aspetto più intimo, legato ai sentimenti umani più semplici e raggiungibili ed evolve verso la forma astratta che si avvicina alla “circolarità” della plastica di Carmelo Cappello, pur nell’adesione ancora al marcato rapporto tra pieni e vuoti che costituisce il significante dell’idea di Moore (Maternità).

La sua autonomia di linguaggio si esplica nelle superfici levigate e traslucide sulle quali la luce crea vibranti giochi di chiaro-scuro di notevole effetto, favorita dai particolari materiali che l’artista dimostra, per la profonda conoscenza delle sue strutture, di saper straordinariamente dominare. La perizia tecnica, la paziente lavorazione di questi mette in mostra una artigianalità, una manualità di antica memoria “comisana” (l’artista è figlio d’arte) che fa di Salafia uno dei pochi esperti di materiali lapidei oggi non facilmente annoverabili nel campo della scultura.

E Salafia non si pone particolari problemi esistenziali. La sua visione scaturisce da una situazione psicologica positiva: dalla serena consapevolezza di una problematica umana che è storica e che accompagna il mondo da sempre, difficile, anzi impossibile da cambiare se non con la scomparsa dell’uomo. Nelle ultime opere il motivo naturalistico ritorna con forza. Si pensi agli animali che fanno la loro comparsa nella scena figurativa ma, soprattutto al

 

motivo dell’Uovo che diventa un elemento importante per la sua poetica. Fin dall’antichità, infatti, l’uovo rappresenta il principio creativo, l’involucro (l’utero) all’interno del quale si origina la vita, la forma naturale la cui perfezione è la chiara dimostrazione dell’armonia dell’universo (Il seme della vita).

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