05. LoTurco

...A proposito di arte ...

 

Saro Lo Turco:

Il marcato figurativismo di Saro Lo Turco è il veicolo di una ricerca estetica che ci riporta ad una realtà fatta di solitudine e di lunghi e profondi silenzi. Le architetture vuote di ricordo antico, di una storia di civiltà che si sono incontrate e scontrate in un remoto passato sono la testimonianza della conoscenza e dell’amore che l’artista porta per un ambiente che lo vede operatore artistico aperto ad una ricerca pittorica che partendo dall’Occidente, si avvale degli apporti importanti di un nuovo ambiente e della sua nuova realtà di vita. I suoi personaggi anonimi dimostrano quasi un forte timore a venire allo scoperto; rimangono, infatti, dietro un angolo o si coprono il capo, oltre che l’intero corpo, con il cappuccio e i lunghi abiti (Sidi Bou Said). Il colore delicato, quasi monocromo, contribuisce, poi a quest’aria di irrealtà che risente fortemente dell’ambiente dove l’artista vive e opera: la Tunisia (Cartagine, Medina Tunis). Ed è così che la sua opera sfocia in un connubio, in una fusione, e diventa un significativo punto d’incontro delle due civiltà che Lo Turco riesce con maestria, sapientemente a mettere insieme. Una tendenza alla quale si avvicina naturalmente, senza forzature, che costituisce il suo essere artista in terra d’Africa.

Le sue composizioni recano la forte impronta di una lunga esperienza acquisita nello svolgimento dell’attività di scenografo che lo ha visto, per lungo tempo, collaboratore di grandi uomini di teatro tra i quali ricordiamo: Edoardo Defilippo, Giorgio Strehler, Luca Ronconi, Bernardo Bertolucci e lo scenografo e regista Pier Luigi Pizzi.

 

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