16. Testo

...A proposito di arte ...

 

Il felice ritorno a casa

Un decennio di attività espositiva

 

 

 

“Non esiste in realtà una cosa chiamata arte.

Esistono solo gli artisti: uomini che un tempo con terra colorata

tracciavano alla meglio le forme del bisonte sulla parete di una caverna

e oggi comprano colori e disegnano gli affissi pubblicitari

per le stazioni della metropolitana,

e nel corso dei secoli fecero parecchie altre cose.”

 

E. H. Gombrich, La storia dell’arte raccontata.

 

E il tempo passa veloce; sono trascorsi quasi dieci anni dalla prima mostra inaugurata il 6 ottobre 2006 nella Sala Pietro Palazzo di Comiso nella quale il Collettivo BAI si è ricompattato per riprendere un cammino comune in un progetto espositivo itinerante che dalla Sicilia, attraverso alcune regioni d’Italia, ritorna ora, felicemente, alla Città di origine di tutti i componenti il gruppo. San Cataldo (Caltanissetta), Arcidosso (Grosseto), Gorizia, Gubbio (Perugia), Enna, Stefanaconi (Vibo Valentia), Cefalù (Palermo), Sciacca (Agrigento), Paternò (Catania), Modica (Ragusa), Siracusa, e molte altre, sono state le tappe più importanti in cui le loro opere hanno suscitato vivo interesse e riscosso, ovunque, un grande consenso di critica e di pubblico. Belle città italiane cariche di storia hanno temporaneamente ospitato i lavori nei loro preziosi “contenitori”, strutture architettoniche di immenso valore storico-artistico, fra le tante che hanno scritto le più belle pagine di storia dell’arte italiana e universale.

È stata una straordinaria “avventura”, una esperienza pressoché irripetibile. Il contatto con nuovi ambienti culturali e con altre personalità del mondo dell’arte che, di certo, hanno arricchito il già vasto bagaglio di conoscenze proprio degli artisti del Collettivo che hanno avuto, nello stesso tempo, la possibilità di far conoscere, nei vari momenti del lungo percorso, l’altissimo livello della loro produzione, frutto di una ricerca costante e sincera, svolta ormai in diversi decenni di attività che non ha conosciuto sosta alcuna e che ha raggiunto una indiscussa e rara maturità. La naturale evoluzione dei loro linguaggi, seppure differenziata per motivi oggettivi, è tangibile e fortemente sottolineata nelle opere che hanno segnato la spinta creativa di ogni personalità che in piena autonomia ha concorso all’affermazione complessiva dell’immagine del gruppo. Una coralità di “voci” in un’armonia d’intenti, di obiettivi felicemente raggiunti e unanimemente riconosciuti.

Certo sono lontani i tempi della Bottega d’Arte Ippari di Via Conte di Torino e della Bottega di Via Ferreri ma lo spirito che anima i componenti del Collettivo BAI (nome dato dall’estetologo e teorico dell’arte Eugenio Giannì) è rimasto lo stesso di allora, sia quello che riguarda strettamente la ricerca artistica sia quello che attiene alla profonda e vera amicizia che lega da sempre il gruppo, mai allentata, anzi cementata dal passare degli anni.

E a questi artisti hanno guardato, seguendone il cammino nel tempo, per capire e approfondire i termini della loro attività figurativa e poterla proporre agli altri, Eugenio Giannì e Luciano Marziano storico e critico d’arte che possiamo definire l’esegeta del Collettivo contribuendo, con altre figure di esperti della materia, ad evidenziare il valore e i meriti del sodalizio e la bontà delle loro creazioni nell’ambito di una vasta visione figurativa che ha, senza dubbio, superato i limiti del “locale” per inserirsi, a ragione, nella dimensione più consona della “grande” Arte.

Un solo rammarico. Luciano non è più con noi, ci ha lasciato pochi mesi fa e a noi tutti manca la sua grande cultura, la sua competenza, l’immensa umanità e l’innata disponibilità di un vero amico. Il mondo dell’arte ha senz’altro perduto una voce autorevole e gli artisti un critico attento, profondo e raffinato conoscitore del fare arte. Ed è naturale, per il Collettivo BAI, organizzare in suo nome questa importante manifestazione a Comiso; il modo migliore per ricordare, nella sua Città natale, un uomo che non ha mai conosciuto confini geografici né limiti entro i quali racchiudere il sapere esprimendosi sempre con il linguaggio della “poesia” che solo una grande personalità può permettersi. Un omaggio dovuto ad un professionista serio e straordinariamente informato che così, tra l’altro, si è espresso nei confronti dell’esperienza figurativa del Collettivo: “L’esperienza BAI è molto importante anche, e altresì, come attestato di rara consistenza esistenziale, poiché i vari operatori, chiusa l’esperienza collettiva e disseminati, per esigenze di vita, in luoghi diversi e anche remoti da quello originario, si sono tenuti in contatto quasi in una sorta di legame mistico con scambi di esperienze, informazioni sul proprio percorso, …” (Percorsi e Riscontri, 2010).

E ancora, sottolineando l’aspetto umano oltre che artistico, del gruppo: “L’esperimento, oltre che positivo, si è rivelato denso di sorprese anche sotto il profilo umano. È stata una straordinaria occasione culturalmente pregevole quasi decampante nell’ambito antropologico anche per l’emergere di uno spaccato di conoscenze, di valutazioni, di situazioni, per molti versi inattesi.” (BAI: i transiti e gli approdi, 2012).

E un tempo così lungo porta inevitabilmente a cambiamenti sostanziali nei linguaggi, dettati da motivazioni diverse nell’azione creativa che a volte possono sembrare in contraddizione ma che sono propri del processo figurativo. Il linguaggio dell’arte, infatti, è senz’altro quello che fra i tanti modi espressivi evolve più rapidamente e a questa regola non fanno eccezione i comportamenti, sul piano della creatività, dei “Nostri Amici”.

Dei quattro pittori, Atanasio Giuseppe Elia si concentra ora sulla ricerca insistente di una forte luce che, come una lama tagliente, separa ed evidenzia le campiture di colore creando forti effetti metafisici; Saro Lo Turco prosegue nella creazione di atmosfere di altre culture allontanandosi sempre più da una realtà definita per approdare nella rappresentazione di un mondo delicatamente “informale”. Raffaele Romano continua sulla strada di un “puntinismo” cromatico astratto di gradevole effetto emotivo; Gesualdo Spampinato si orienta, da qualche tempo, verso un astrattismo geometrico di notevole struttura razionalizzante costruita con tenui effetti coloristici sfumati lontani dalla sua precedente, robusta, forma di ricerca dei valori del simbolo.

Anche le opere dei sei scultori rivelano novità creative di notevole interesse. Vittorio Balcone procede alternando forme circolari chiuse con altre aperte che lasciano sempre intravedere la sua grande perizia tecnica nell’uso, principalmente, del materiale lapideo dimostrando grandi capacità di dominare anche i metalli; Giovanni Di Nicola insiste sul motivo importante della spiritualità verso cui tende l’uomo che, con le sue problematiche, spesso drammatiche, popola il suo mondo; Luigi Galofaro si sofferma adesso sul rapporto dei pieni e dei vuoti affermando definitivamente la positività del suo universo un tempo inficiato da un netto contrasto tra superfici scabre e scure, cariche di tensione, con altre ben definite chiare e lucide; Emanuele Elio Licata è sempre un grande interprete del movimento in atto che partendo dalle sue lontane “Tavole Eugubine” sfocia ora nelle “Ragnatele” di raffinati effetti estetici; Michele Licata non abbandona del tutto la struttura “totemica” aggiungendo a questa elementi geometrici dai forti colori, prevalentemente primari; nell’opera di Giuseppe Salafia ritorna, sovente, il motivo naturalistico dell’Uovo quale principio di vita. Le forme dalla linea e dalle superfici curve rivelano, come nelle altre personalità del gruppo, l’eccezionale preparazione tecnica e la conoscenza assoluta dei materiali e degli strumenti usati.

Questo è stato negli anni il Collettivo BAI che, sicuramente, darà, nel futuro, ancora prova dell’importanza della sua ricerca artistica.

 

Arcidosso, 14 Giugno 2016

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