09. Testo

...A proposito di arte ...

 

Sulle tracce di uno straordinario percorso

“L’arte è una maniera di conoscere,

e il mondo dell’arte è un sistema di conoscenza

che l’uomo può apprezzare alla stessa stregua

del mondo della filosofia o del mondo della scienza.”

 

Herbert Read, L’Arte e la Società

 

San Cataldo (Caltanissetta), Arcidosso (Grosseto), Gorizia, Gubbio (Perugia), Enna, Vibo Valentia, sono le tappe più importanti di un itinerario espositivo che, partito da Comiso nel settembre del 2006, ha attraversato buona parte del territorio italiano per portare all’attenzione del pubblico e della critica i risultati esaltanti raggiunti nei diversi decenni di attività artistica del “Collettivo BAI”, il gruppo nato nella città siciliana, luogo di origine di tutti i suoi componenti che si è poi, nel tempo, per vari motivi, sparso in alcune regioni italiane e all’estero che ha saputo però mantenere stretti i legami che li ha da sempre uniti in una ricerca figurativa di grande interesse espressivo che continua incessantemente ancora oggi. Molte sono, infatti, le città che ospitano questi artisti: Vittorio Balcone vive e lavora a Gorizia, Giovanni Di Nicola a Cefalù, Atanasio Giuseppe Elia a San Cataldo, Emanuele Elio Licata a Gubbio, Michele Licata a Vibo Valentia, Saro Lo Turco a Sidi Bou Said, Raffaele Romano a Milano, Luigi Galofaro, Giuseppe Salafia e Gesualdo Spampinato a Comiso.

Il sodalizio d’arte e di profonda amicizia, iniziato nei banchi della Scuola Statale d’Arte negli anni Cinquanta del secolo scorso, si è sviluppato, in seguito, nelle numerose “botteghe”, laboratori aperti negli anni a Comiso in cui tutti, ancora molto giovani, erano alla ricerca della strada giusta per l’acquisizione di un linguaggio personale che poteva permettere a ognuno la trasmissione di contenuti che già da allora risultavano chiari e ben indirizzati verso obiettivi certi in uno spirito di quotidiana collaborazione pur nella diversa disposizione e capacità di assorbire e interiorizzare i dati che la realtà e la cultura dell’epoca, naturalmente, offrivano. Vi si respirava arte anche nell’aria intrisa di odori di olio di lino e trementina, di marmo e di pietra calcarea locale, di gesso, di cemento, di legno e di metalli, i materiali più usati per dar vita alle idee, per dar corpo alle forme e ai colori suggeriti dalle esperienze quotidiane dei singoli e alle rilevanti conoscenze di quanto l’arte aveva nei secoli prodotto con una particolare attenzione alla figuratività moderna e contemporanea e alle personalità “mitiche” che la rappresentavano. Per tutti la meta da raggiungere, il sogno da realizzare.

E sogno non è stato, ma realtà vera. Il “Collettivo” si è imposto con forza nell’ambiente e oggi occupa un posto di tutto rilievo nel vasto panorama artistico non solo locale (Comiso riveste un ruolo di grande rispetto nel campo specifico) ma in termini di valori assoluti nel mondo dell’arte nel quale le personalità del “Gruppo” hanno ampiamente dato dimostrazione delle loro attitudini a sviluppare autentiche “pagine” di poesia che li inseriscono, a pieno merito, nel contesto figurativo attuale di notevole respiro internazionale.

Il lavoro costante nella ricerca di nuove strade e di mezzi espressivi, la sperimentazione di materiali ancora sconosciuti a molti, le raggiunte qualità estetiche permettono a questi artisti, ormai pienamente affermati, di occupare una posizione centrale, un punto di riferimento insostituibile nel cammino lungo e difficile della figuratività, una ricchezza per il campo dell’arte e un esempio per le nuove generazioni che si stanno affacciando soltanto ora nell’ambito delle arti figurative.

Poi l’allontanamento di alcuni, per motivi di lavoro, in altri luoghi vicini o lontani dal paese di origine senza però perdere di vista il mondo che avevano lasciato nel quale si erano formati come “uomini e come artisti” mettendo in luce, anche qui, quelle qualità creative e le eccezionali conoscenze tecniche che li hanno fatti maturare consacrandoli per quello che ora sono e rappresentano, finché, nell’autunno del 2006, avviene il ricongiungimento ideale con il comune progetto di iniziare un percorso espositivo collettivo in diverse città di alcune regioni italiane che hanno risposto positivamente alla importante proposta.

E il senso della memoria, di un passato piacevolmente ricordato, riaffiora anche nei titoli dei testi dei cataloghi della mostra itinerante, ad iniziare dalla prima: “Una scuola una generazione” (Comiso, Sala Pietro Palazzo); “Collettivo Comisano BAI, Dieci artisti della Bottega d’arte Ippari” (San Cataldo, Sale espositive Pro Loco); “Esperienze parallele, Il Collettivo BAI in Terra di Toscana” (Arcidosso, Castello Aldobrandesco); “Memorie e Percorsi” (Gorizia, Auditorium della Cultura Friulana); “Una scuola, due città”(Gubbio, Palazzo Pretorio); “Dekalogos” (Enna, Galleria d’Arte “Luigi Cascio”); “L’individualità della comunicazione, BAI Collettivo Comisano Ippari” (Vibo Valentia, Accademia di Belle Arti “Fidia”), che mostra chiaramente come il tempo abbia segnato uno straordinario sviluppo nella ricerca di un linguaggio autonomo di ognuno degli artisti appartenenti al “Gruppo”.

 

Tutto questo è successo negli anni, e il viaggio felicemente continua.

 

Giombattista Corallo

Arcidosso, Ottobre 2010

 

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