03. Pelligra

...A proposito di arte ...

 

Milena Pelligra:

non è rilevante, sulla scia della tradizione dell’Impressionismo francese che, nell’ultimo Monet, conferisce corposità al pigmento che anche qui è sempre, più o meno, quello tradizionale non sostituito da nuovi e particolari materiali che la modernità oggi impiega.

E poi sarà Fautrier, nella sua denuncia della tragedia europea, ad aprire la strada verso questo nuovo modo di fare arte che avrà uno straordinario sviluppo in seguito fino a raggiungere modi estremi nell’utilizzo di materie completamente rivoluzionarie come avviene in Burri e in Shwitters.

E’ il “lato buono” delle cose che interessa invece, come è stato detto, la Pelligra che, pur facendo trasparire una certa aura di mistero, con la sua pittura, ci tranquillizza comunicando, in termini semplici e accessibili, la bellezza del creato.

Ed Materica, possiamo dire, è la pittura di Milena Pelligra. La sua visione si articola nella realizzazione di un mondo surreale fatto di frammenti di realtà inseriti in un campo visivo costituito da colore e luce. Immagini sfumate uscite da un sogno con le quali rivela un mondo in cui tutte le tensioni si allentano per raggiungere uno stato di particolare serenità.

L’artista non si pone particolari problemi esistenziali perché s’immerge totalmente in una sua realtà che la gratifica completamente, che la allontana da ogni specie di dramma che comprometterebbe la sua ricerca di pace che trova sempre nel contatto diretto e costante con le sue “creature”.

La sua sensibilità si evidenzia in una cromaticità raffinata sia in forme astratte che concedono piena libertà all’immaginazione o in entità riconoscibili come i ramoscelli e le foglie che campeggiano sopra uno sfondo anch’esso colorato. Questo è un motivo figurativo che viene da lontano: se ne ha, infatti, un anticipo molti secoli fa, nientemeno che nella pittura parietale romana in alcune case pompeiane, viridari dipinti usati per creare scenari inesistenti che servivano ad ingrandire e a continuare ambienti angusti che così acquistavano una spaziosità maggiore, che dava l’impressione che la parete non chiudesse l’ambiente, che si apriva, invece, illusionisticamente, in un giardino sempre verde, ornato da piante, fiori e frequentato da molti uccelli dal colorato piumaggio.

Ma qui l’elemento ramo o foglia viene estrapolato dal suo contesto per assumere una assoluta autonomia rispetto alla natura che lo circonda, non presenta una rilevante ricchezza cromatica né quegli effetti spaziali che contraddistinguevano le antiche decorazioni. Manca, inoltre, il senso della tridimensionalità e tutto emerge disponendosi nell’unica superficie di primo piano.

Di pittura materica si può parlare anche se lo spessore del colore

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