03. Fortunato

...A proposito di arte ...

 

Fabio Fortunato:

mezzi tecnici dell’artista costruisce pittoricamente con una pennellata sicura che fa emergere una qualità “segnica” forte e interessante. Questi, rispecchiandosi nella massa liquida che li ospita, producono un “doppio rovesciato” che concorre a quell’aria d’irrealtà, a quel delicato sentimento intriso di velata malinconia.

E lo spazio legato ancora alla tradizione che connota le opere ora descritte scompare quasi del tutto nei paesaggi nei quali l’insieme, costituito da elementi che ci riportano ad una più attuale società industriale, si presenta con forme geometriche esatte, dipinte in monocromia o in dicromia e collocate sulla superficie con un piacevole gioco di rapporti tra le parti che caratterizza una visione razionale e, quindi, misurata della realtà personale di Fabio Fortunato.

Più esplicito è il riferimento alla realtà naturale nella pittura di Fabio Fortunato. Seppure l’artista faccia un uso costante della dicitura “Senza titolo”, l’osservatore non deve compiere nessuno sforzo per capire che si trova davanti alla realizzazione di insiemi paesaggistici nei quali l’azzurro del cielo, molto spesso, si confonde con lo specchio d’acqua del registro inferiore della composizione che, essendo dello stesso colore della parte alta, contribuisce a creare una continuità che annulla qualsiasi effetto prospettico che è stata sempre una delle prerogative dell’arte del passato fino all’avvento del Cubismo che dal primo decennio del 1900, con Picasso e Braque, fece uso di una quarta dimensione spazio-tempo che spezzettava la realtà facendo compenetrare parti in vista e parti nascoste dando così una visione simultanea dell’oggetto senza un prima e un dopo ma il tutto riportato in primo piano, in superficie: “La prospettiva è spaccata, frantumata in volumi scanditi, marcati, incidenti l’uno nell’altro con un ritmo spaziale da cui esulano anche gli ultimi residui dello spazio classico.” (Mario De Micheli, Le Avanguardie artistiche del Novecento). Ma in Fortunato non avviene nulla di tutto questo anzi il pittore ristabilisce la tridimensionalità in maniera molto semplice, facendo emergere dall’acqua degli elementi vegetali che, posti ad altezza diversa dalla linea di base della composizione, contribuiscono a determinare il senso della profondità che non era nelle intenzioni dell’artista di eliminare. Ne consegue una visione evanescente, come se gli elementi naturalistici emergessero dalla nebbia, un’atmosfera particolare in cui il forte senso di umidità coinvolge l’osservatore che si sente partecipe dell’ambiente che gli viene presentato in cui entra spontaneamente, senza essere invitato, per vivere intensamente le sue emozioni. I colori di fondo sono tenui, sfumati, dai quali staccano piante acquatiche composte da esili gambi a fascio che la padronanza dei

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