03. Ciarcia

...A proposito di arte ...

 

Giuseppe Ciarcià:

cielo che sovrasta la città, non è uniforme e limpido; il suo colore azzurro si spezza in tante forme costruite con pennellate rapide e incisive. Sono nuvole? forse, ma non quelle che portano temporali metereologici che rientrano nella normalità dello svolgimento del tempo in particolari stagioni dell’anno ma l’eddensarsi di eventi quotidiani drammatici che incombono psicologicamente sull’umanità.

Anche qui il segno gioca un ruolo determinante. Circuisce le forme con un andamento rettilineo o circolare sottolineando le campiture di colore basato sul rapporto dei primari che nella forza del rosso e del giallo provoca uno stridore che rafforza il senso espressionistico derivante dalla interiorità, del pittore, una visione empatetica che si sviluppa, quindi, con un movimento che dall’interno si proietta verso l’esterno.

C’è una forte prevalenza dei pieni, una distribuzione diffusa degli elementi in tutta l’area del supporto che determina un senso di “horror vacui” (paura del vuoto) che contribuisce ad accentuare enormemente il senso negativo del giudizio sui valori del mondo che Ciarcià vuole, a tutti i costi, comunicare.

Non è difficile affermare che ci si trova davanti ad una forte, particolare e complessa personalità; probabilmente impegnata attivamente nel campo sociale e, forse, anche nella politica? Ma se dovesse sorgere qualche perplessità sulla vera “identità” artistica del pittore di Comiso, ogni dubbio viene a cadere con l’opera “Codice fiscale”. Una ricostruzione sintetica di un tesserino recante i dati di un individuo così come viene rilasciato dagli Uffici competenti: la parte superiore con lo sfondo di colore verde che ha, nell’angolo sinistro, l’emblema della Repubblica Italiana e la parte inferiore bianca con una scritta alfanumerica e una firma al centro in basso, verosimilmente, nome e cognome dell’artista. Tutto il rettangolo è sottolineato da una linea di contorno scura. Una scritta che oltre a fornire le informazioni a cui è preposta diventa, nello stesso tempo, motivo estetico come in qualche movimento artistico relativamente recente ma con uno specifico e nuovo significato.

Qui l’artista è veramente sé stesso. Il suo grido di rabbia diventa incontenibile, la sua provocazione raggiunge rapidamente l’obiettivo ed è questo il Giuseppe Ciarcià che io, personalmente, preferisco.

Ed è ancora una volta il paesaggio a tenere banco nei soggetti delle opere di un altro del gruppo. Si tratta non di aspetti della natura più o meno realistici ma della “città”, fatta si da una infinità di edifici addossati gli uni agli altri come celle di un alveare, una interminabile sequela di alti palazzi con tetti, campanili e cupole, espressione soprattutto dell’architettura dei tempi moderni ma della città come luogo del vivere di oggi nel quale l’uomo è soltanto un piccolo elemento fra i tanti, chiuso in una gabbia all’interno della quale si sviluppano e scoppiano le più forti contraddizioni.

La meccanicità, la ripetibilità dei gesti, l’indifferenza che allontana sempre di più un individuo dagli altri, la ricchezza di alcuni e la povertà di molti che alimentano i contrasti sociali e producono incertezza, sfiducia e rabbia che non sempre si possono controllare. Una umanità alla deriva che ha perduto definitivamente la rotta? Questo mi sembra di leggere nelle opere pittoriche di Giuseppe Ciarcià, un artista comisano che non conosco personalmente come quasi tutti gli espositori di questa mostra ma che ho avvicinato attraverso l’esame di parte della sua produzione figurativa.

Una totale avversione per la società in cui vive e, in particolare, per quelle istituzioni che riducono l’individuo semplicemente ad una entità anagrafica utile soltanto ad adempiere passivamente ai propri doveri e alle incombenze richiestegli in quanto cittadino ma che non può chiedere, in cambio, quello che gli spetta di diritto senza che venga turbato il rapporto che sembra debba essere necessariamente conflittuale. Verso questi “emarginati” l’artista si pone come “paladino” in un tentativo di tenace, strenua difesa.

E “figurativa” è, sostanzialmente” la sua ricerca artistica. Le forme sono perfettamente riconoscibili perché rispettano, a grandi linee, la realtà ma molto personale è la realizzazione. La composizione è oltremodo affollata di elementi architettonici ma anche lo sfondo, il

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