03. Testo

...A proposito di arte ...

 

La materia e il segno

 

E’ appena passato qualche mese dalla interessante esperienza espositiva che ha visto protagonisti dieci artisti comisani impegnati a presentare la loro produzione più recente nella sala “Pietro Palazzo” di via degli Studi con il titolo “Una Scuola una Generazione” che subito, nel Foyer del Teatro Naselli di Comiso, un altro gruppo si organizza per proporre al pubblico e alla critica i risultati della sua ricerca figurativa.

E’ soltanto una coincidenza o è la testimonianza di un ambiente culturale vivace e maturo che può contare su un numero rilevante di operatori nel campo artistico, che ha qualcosa da dire nell’ambito della figuratività e che consente l’inserimento dell’Arte Iblea in un contesto culturale di qualità, ad ampio raggio, che s’impone all’attenzione di un pubblico più vasto e degli addetti ai lavori molto attenti ai cambiamenti e alle nuove proposte?

La particolare posizione geografica di questi centri potrebbe far pensare, a coloro che non conoscono la cultura del territorio, ad una estrema periferia succube delle esperienze altrui consumate nei grandi luoghi deputati a queste forme di attività, dove l’eco delle novità arriva (se arriva) in ritardo, sfumata e priva di incisività, che non ha poi l’energia necessaria per portare avanti il discorso e stare al passo coi tempi. Le manifestazioni artistiche che si succedono con una certa frequenza dimostrano, invece, il fermento in atto (e non da ora), una ricchezza straordinaria di personalità che si affacciano continuamente alla ribalta nel mondo della pittura e della scultura, ognuna con un proprio linguaggio, che nulla ha da invidiare alle tradizionali località che hanno visto l’affermazione dei nomi più conosciuti dell’arte figurativa in Italia e all’estero.

Ma tutto questo non è una novità. Sono noti gli artisti locali che hanno concorso, in un passato relativamente recente, a fare grande l’arte italiana nel mondo imponendosi con autorevolezza nel vasto panorama dell’arte del XX secolo: Salvatore Fiume, Antonino Virduzzo, Carmelo Cappello, solo per nominarne alcuni. E tanti altri che, seppure siano sempre rimasti nel loro ambiente di nascita a svolgere la loro attività, hanno messo in luce qualità artistiche di primissimo piano e hanno contribuito con il loro insegnamento, in maniera determinante, alla formazione delle nuove generazioni di artisti: Biagio Brancato, Giuseppe Micieli e molti altri ancora.

E sono gli allievi di questi che costituiscono oggi un punto di riferimento importante della ricerca artistica nell’ambiente. Alcuni vivono e operano in varie città dell’Italia e del mondo, altri si sono fermati e lavorano nella loro terra di nascita, rinsaldando e approfondendo i rapporti con la sua cultura, mantenendo però vivi i rapporti con l’esterno alfine di aggiornare continuamente il loro modo di fare arte, come il “Collettivo BAI” e una numerosa schiera di altre personalità che si sono imposte e continuano sempre a dare prova, con il loro impegno, delle capacità di proporsi sempre in modo nuovo nel difficile e articolato campo artistico.

Anche tra le ultime generazioni non mancano elementi che con serietà mettono in mostra qualità artistiche veramente notevoli.

E’ la chiara dimostrazione che l’Arte in questo ambiente è di casa e che una “Questione Meridionale”, per quanto ci riguarda, nel campo della ricerca figurativa, non c’è stata nel passato e, tanto meno, si riscontra ai nostri giorni.

La presenza a Comiso di un Istituto d’Arte che ha dato le basi a molti artisti che la tradizione annovera e che continua ancora ad operare con interessanti e apprezzabili obiettivi, le altre scuole ad indirizzo artistico che negli ultimi tempi sono state istituite nella provincia di Ragusa, fanno ben sperare per il futuro che non potrà assolutamente disperdere questo immenso patrimonio di conoscenze ed esperienze che hanno connotato e distinguono ancora la cultura figurativa del territorio.

Naturalmente il riferimento è a tutto ciò che è rivolto ad una ricerca seria di contenuti e di valori formali complessivi che scaturiscono da uno studio approfondito non affidato a chi si pone ad affrontare le vicende dell’arte in maniera estemporanea senza la necessaria, adeguata, preparazione culturale che è la sola condizione per non improvvisare, o peggio, “scimmiottare” il fare arte. Questa non è il risultato di una casuale, furbesca trovata estetica che può sì, qualche volta, riuscire a meravigliare e a piacere, a fare colpo al primo impatto sul pubblico ma che nel tempo è destinata, inevitabilmente, a crollare come un castello di sabbia. La cosa può fare subito notizia ma, a lungo andare, perde di significato e di valore “La complessità dell’opera d’arte, oltre che nella sua molteplicità emotiva, si esprime anche nel fatto che essa si trova nel punto d’incrocio di diverse serie di motivazioni. Essa è condizionata tre volte: psicologicamente, sociologicamente e dal punto di vista storico-stilistico. L’individuo non conserva per sé soltanto la libertà psicologica di scegliere tra diverse possibilità all’interno della casualità sociale, ma si procura anche sempre nuove possibilità, che sono, sì, limitate dalle condizioni sociali di volta in volta esistenti, ma mai prescritte da esse. Il soggetto creativo scopre nuove forme espressive, non le trova pronte.” (Arnold Hauser, Le teorie dell’arte).

Il rapporto emotivo con l’oggetto, quindi, non è sufficiente all’operatore per creare l’opera d’arte, né la conoscenza degli strumenti tecnici può permettere, da sola, una cosciente e valida realizzazione di un prodotto che può riconoscersi come oggetto d’arte.

Sono molteplici i valori che concorrono alla sua creazione che l’artista deve possedere nel suo bagaglio culturale che deve costituire la base del suo operare: “L’artista, infatti, non sa solo usare i mezzi espressivi ma ha anche la non comune sensibilità e la cultura per captare, dalla società in cui vive ed opera, tutti i valori che la connotano riuscendo a tradurli creativamente in segni che costituiscono il veicolo della comunicazione … L’arte non si sottrae mai a questo compito che è la sua prerogativa di “medium” di comunicazione, anche quando movimenti di avanguardia quali il Dadaismo, nato a Zurigo nel 1915, che negava il concetto di arte affermando che “la vera arte è l’antiarte”, o la Conceptual art (Arte concettuale) sviluppatasi nel passato recente a partire dal 1966/67 che con i suoi “giochi” o “divertimenti intelligenti” dichiarava l’impossibilità di comunicare.” (Giombattista Corallo, Arte nell’Amiata).

E casuale non è ma il frutto di una impegnata, sincera e onesta ricerca estetica l’opera degli Artisti che qui espongono: Enza Cantelli, Giovanni Cerreto, Giuseppe Ciarcià, Fabio Fortunato, Roberto Ingallinera, Milena Pelligra, Giovanni Raimondi, Adelina Schembari, tutti nati nelle stessa provincia dove vivono e lavorano anche se, per ragione di studio, negli anni passati, hanno frequentato ambienti diversi, motivo che, sicuramente, ha contribuito notevolmente alla loro formazione e ad arricchire ulteriormente, con idee nuove, le loro conoscenze che ha permesso di intraprendere un cammino che li fa apprezzare per i risultati fino ad oggi conseguiti.

Sono, appunto, gli studi compiuti che pongono questi giovani nelle condizioni di esprimersi in maniera consapevole sicuri come sono che l’approccio e il destreggiarsi nell’affollato e difficile mondo dell’arte non può permettere a nessuno di “barare” senza subire poi un rigetto che inciderebbe, in maniera determinante, oltre che sul piano specifico della ricerca, anche e, soprattutto, su quello dell’etica che li condannerebbe inesorabilmente.

Anche la sperimentazione di tecniche vecchie e nuove effettuata negli anni assume un ruolo di enorme importanza e permette ai singoli di inserirsi in un discorso articolato che va, soprattutto, dalla “pittura materica” alla “pittura segnica” , alla “ceramica”, nel ricordo sì dei grandi movimenti del XX secolo, con la ferma volontà, però, di superare i fatti del passato che non si possono disconoscere in quanto patrimonio di tutti, artisti e non, e con una tenace azione per affermare con decisione una propria autonomia di linguaggio.

 

Giombattista Corallo

Arcidosso (Grosseto), Dicembre 2006

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